Agosto 2007. In una Bologna afosa e nervosa, unta e polverosa, che discute fino allo sfinimento sulla svolta 'autoritaria' del sindaco Cofferati, l'agente letterario Roberto contatta uno dei Wu Ming per proporgli un libro di viaggi. La Rizzoli apre una nuova collana e sta mobilitando tutto il suo parco autori: per i Wu Ming pensavano a qualche meta sudamericana (“...sai, il Che, Marcos, Chavez...”). L'idea sembra ottima. No, non quella del Sudamerica, quella del libro di viaggi. Wu Ming però sceglie di andare in Canada, a visitare i luoghi del romanzo Manituana, terre di leggende, di fiumi, di boschi e di mille isole. Come sempre accade, il viaggio è l'occasione per 'guardarsi da fuori' in quanto italiani, con le nostre idiosincrasie, i nostri vizi, il nostro provincialismo. Il 25 settembre si sbarca a Montreal, dominata dal monte Royal che le dà il nome e costruita su un'isola chiamata Hochelaga dagli irochesi che l'abitavano prima dell'arrivo dei bianchi. Tra incontri con italiani che vivono in Canada – occasioni ineludibili per riflessioni sulla cosiddetta 'fuga dei cervelli' e sulla situazione politica del nostro Paese – e la ricerca tenace e commossa dei luoghi nei quali hanno vissuto, lottato e sono morti Joseph e Molly Brant della Nazione Mohawk, protagonisti di Manituana, il viaggio di Wu Ming si dipana tra Québec, Kingston, Toronto, Brantford, Vancouver...
Malgrado sia un diario di viaggio e non un'opera di fiction, Grand River ha a tratti il sapore dell'ucronia. Perché il Canada che ci racconta è più che "l'America che non è Stati Uniti" l'America come sarebbe oggi se la Rivoluzione fosse fallita e l'impronta europea fosse rimasta più a lungo e più profonda. Una nazione lontana ma non così aliena come gli Usa, una terra diversa, un cielo più vasto, ma anche un luogo di radici comuni, di incontro e convivenza di culture (anche se il tema dellla multiculturalità incompiuta è una delle architravi del libro). Come fa un'entità collettiva a fare e raccontare un viaggio? Organizza un pullman con tanto di guida col microfono e canzoni cantate in coro? In realtà il viaggio sono due viaggi, fatti da Luca Di Meo alias Wu Ming 3 e Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5 e poi fusi in un unico racconto con un unico protagonista che scrive in soggettiva. Due esperienze che sembrano una, tanto che è pressochè impossibile distinguerle: un'esperienza di grandi spazi, bellezze naturali che lasciano senza fiato (il prossimo anno - giuro - vado in vacanza a Vancouver!), personaggi umanissimi (l'adorabile anziana tenutaria di bed&breakfast Mimi Leskien su tutti) tracce di una storia violenta e affascinante in parte narrata proprio dai Wu Ming nel romanzo Manituana. Spin-off prezioso di quest'ultimo, Grand River è una lettura piacevole e a tratti emozionante per chi ha amato il romanzo che lo ha generato. Con buona pace dell'estensore della seconda di copertina del volume, coloro che non hanno mai sentito parlare di Manituana lo troverebbero però poco interessante.

Alessandro Gassman vi consiglia: 

