Addio a Claude Lanzmann

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“La morte non è una questione naturale. Amo follemente la vita, anche se a volte non è divertente”. Questo di recente aveva dichiarato Claude Lanzmann, morto ieri a Parigi all’età di 92 anni. “Lei è qui, può arrivare ad ogni momento. E questo è molto male”. “Morire non ha nulla di grande, tutto il contrario, è la fine della possibilità di essere grandi. L’impossibilità di ogni possibilità”, aveva aggiunto, contraddicendo Heidegger.




Giornalista, scrittore e regista, è noto soprattutto per il monumentale film-documentario Shoah, di oltre 10 ore, sullo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, che gli è costato ben 11 anni di lavoro. A dare l’annuncio della scomparsa di Lanzmann il suo editore Gallimard. Nato a Parigi il 27 novembre 1925 da genitori ebrei originari dell’Europa dell’Est, a 17 anni, durante gli anni del liceo, prese parte alla Resistenza francese contro l’occupazione nazista; per questo gli è stata assegnata una medaglia ed è stato nominato Cavaliere della Lega d’onore e Commendatore dell’Ordine nazionale del Merito. La sua vita l’ha raccontata in una biografia di oltre 600 pagine, La lepre della Patagonia.

Amico di Simone de Beauvoir, sua compagna di vita per 7 anni, e di Jean- Paul Sartre, ha collaborato a lungo con “Les Temps Modernes”, di cui Sartre è stato uno dei fondatori. Strenuo difensore della causa di Israele, ha dedicato l’intera esistenza alla difesa del libero pensiero.



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