Addio a Gabriel García Márquez

Gabriel García Márquez
Si è spento il grande scrittore colombiano Gabriel García Márquez. Aveva ottantasette anni.



Ci sono uomini che quando muoiono andrebbero ricordati per quello che di significativo hanno fatto e lasciato più che per quanto, quasi sempre senza premeditato proposito, hanno finito per rappresentare. Interprete emblematico di una realtà storica tormentata e dolorosa come quella del continente sudamericano, in cui era nato nel lontano 1927, Gabriel José de la Concordia García Márquez - conosciuto con lo pseudonimo di Gabo - nella sua lunga vita è stato davvero molte cose: un giornalista di taglio letterario anche quando trattava la cronaca, uno apprezzato sceneggiatore  teatrale e cinematografico, un autore di racconti brevi e di romanzi ad ampio respiro. E in modo particolare uno scrittore di opere indimenticabili come Cent’anni di solitudine e L’amore ai tempi del colera, che più di ogni altre gli hanno valso l’assegnazione nel 1982 del Premio Nobel per la Letteratura. Insuperabile narratore delle contraddizioni dell’assolato mondo del Caribe, nei suoi libri ha disegnato con maestria l’affresco di una un paesaggio sensuale, estremo e pittoresco, di cui ha saputo trasmetterci l’intensità dei colori, degli odori e dei sapori con un’impeccabile limpidezza di scrittura. Suggestiva e fatale la sua prosa aveva il dono di intersecare elementi lirici ed epici con il dramma, la commedia e la tragedia. Di condurre per mano il lettore dal mondo dei sogni e della fantasia fino all’ambito estremo della violenza e della bestialità umana. Pagina dopo pagina, romanzo dopo romanzo, l’atmosfera agrodolce di quell’ambiente popolato da una variegata coralità di personaggi, è divenuto di fatto per noi tutti un teatro sulle cui scene si aggiravano virtù e difetti, successi e fallimenti, creazione e distruzione. Se n’è andato in silenzio al termine di un periodo di malattia, come in silenzio aveva vissuto negli ultimi anni della sua esistenza. Avvolto da un alone di discrezione privata che poco si addiceva alla sua straordinaria vitalità intellettuale. Alle doti di uno scrittore che nella pienezza della sua maturità creativa ha saputo offrirci una visione totalizzante dell’umanità.

 

 
 
 
 
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