Addio a Giorgio Faletti

Si è spento a Torino lo scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore, comico e pilota automobilistico Giorgio Faletti. Aveva sessantatré anni.




Era il 2002 e in libreria troneggiava un mattone che aveva una copertina bicolore che rimandava all’idea del sangue. “Classico splatter”, pensai. Ma quando vidi il nome dell’autore, cambiai immediatamente idea. “Sarà uno di quei libri scritti dai comici, in cui si leggono una marea di stronzate”. Decisi comunque di regalarlo ad un amico e, dopo una breve occhiata alla quarta di copertina, ne presi una copia anche per me. Lo divorai in una notte. Quel libro era Io uccido, romanzo d’esordio di Giorgio Faletti. Un libro da milioni di copie. Iniziava così la carriera di scrittore di uno dei personaggi più poliedrici del panorama italiano. Prima di approdare alla scrittura, Faletti era stato uomo di spettacolo. Chi non lo ricorda in Drive In, vestito da guardia giurata, pancia enorme, revolverone e accento improbabile: erano i tempi di Vito Catozzo. Erano i tempi della “Milano da bere” che descriverà egregiamente in Appunti di un venditore di donne. Nel 1994 si piazza addirittura al secondo posto al Festival di Sanremo:  Signor tenente, che vince il premio della critica, diventa quasi un inno intimo e doloroso contro le stragi di mafia, il cui ricordo è ancora troppo fresco. Ma quella di Faletti è davvero una carriera che non conosce confini: scrive canzoni, fa l’attore, fino a quando, nel 2002, sorprende tutti con un romanzo. Un thriller. Quattro milioni di copie. Faletti fa il botto. E anche il suo corpo perché, alla fine dello stesso anno, viene colpito da un ictus. Ma si riprende alla grande e continua le sue mille attività. Recita in altri film. Vince premi. Scrive altri libri. La sua è una scrittura che lascia il segno. Che incolla il lettore alla sedia. Che colpisce e fugge, e non si lascia definire, specchio di un animo inquieto e sempre in movimento. Agli incontri a cui partecipava era solito dire che “la vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi”. E la trama della vita crea di nuovo un elemento di disturbo: lo colpisce un tumore ai polmoni contro il quale cerca di lottare con tutte le sue forze. Va a Los Angeles per curarsi. Invano. Giorgio Faletti si spegne nell’ospedale Molinette di Torino il 4 luglio 2014. Minchia, Giorgio, ci mancherai davvero.



 

 
 
 
 
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