Addio a V.S. Naipaul, l’uomo impossibile

È morto nella sua casa di Londra lo scrittore Vidiadhar Surajprasad (meglio noto come V.S.) Naipaul, Nobel per la Letteratura nel 2001 con la seguente motivazione: “per aver unito una descrizione percettiva ad un esame accurato incorruttibile costringendoci a vedere la presenza di storie soppresse”. Era nato a Chaguanas, un piccolo villaggio dell’isola caraibica di Trinidad nel 1932, da genitori indiani di casta braminica. La carriera letteraria di Naipaul è stata ricchissima di riconoscimenti: oltre al Nobel nel 1990 la Regina Elisabetta gli assegnò il titolo di Knight Bachelor, nel 1993 ricevette il David Cohen British Literature Prize, nel 1999 il Premio Grinzane Cavour. Con Naipaul - oltre che uno scrittore di grande importanza e grande successo, maestro della letteratura etnica - se ne va la sua fama di uomo impossibile, intrattabile, imprevedibile: l’uomo che definiva Henry James il peggiore scrittore del mondo, l’uomo che litigava con tutti, l’uomo che nel 1972 avviò una sostanziale bigamia destinata a durare 23 anni affiancando al suo matrimonio con la compagna di college Patricia Ann Hale una relazione con Margaret Gooding, una donna anglo-argentina anch’essa sposata e madre di tre figli, l’uomo che nel 1995, due mesi dopo che un tumore uccise Patricia, mollò anche Margaret e sposò Nadira Alvi, una giornalista pakistana più giovane di lui di vent’anni. Qualche anno fa Naipaul si era pentito della sua condotta, e aveva dichiarato: “Ho ucciso io mia moglie Patricia, l’ho consumata con l’indifferenza, con i continui tradimenti, con le centinaia di prostitute che trovavo andando a cercarne i bigliettini nelle cabine telefoniche londinesi”. Edward Said ha scritto che Naipaul, “visto in Occidente come un maestro, testimone di una disintegrazione imperiale, nel mondo postcoloniale è invece bersaglio di critiche come creatore di stereotipi e portatore di disgusto per il mondo che l’ha prodotto. Poi, chiaramente, la gente pensa che sia un grande scrittore, nonostante tutto questo”. L’autore di Sull’ansa del fiume ha pubblicato più di trenta libri ed è destinato a rimanere nella memoria collettiva come il cantore di società antiche e complesse, di mondi così lontani dal nostro , eppure così vicini.



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