Amartya Sen a Roma

In questi ultimi anni abbaiamo assistito a un progressivo svuotamento della proposta politica e a un travaso di consegne in favore di élite tecnocratiche troppo spesso contigue con i centri di potere economico e finanziario.
Una situazione, questa, di cui l’esperienza del governo tecnico presieduto nel nostro Paese dal professor Mario Monti costituisce solo l’esempio più emblematico. Tanto che è lecito supporre che tra non molto saranno sempre di più gli economisti alla guida dei governi delle democrazie occidentali. Tutto questo in ragione della convinzione che sarebbe l’economia a stabilire il principio di realtà con cui la vita dei cittadini deve inevitabilmente misurarsi. Una  impostazione che costituisce l’epilogo di un sistema di pensiero la cui egemonia ha profondamente avvelenato la vita sociale. La soluzione al problema politico tramite mezzi economici non produce in alcun modo certezze rispetto al godimento dei diritti naturali e alla realizzabilità delle aspettative umane. Non consente all’uomo il pieno sviluppo di una creatività libera e indipendente, ma ne mortifica piuttosto lo spirito asservendo la soggettività all’oggettività. È quello che sostiene da tempo – e che ha avuto modo di ribadire in questi giorni al Festival delle Scienze di Roma di cui è stato ospite - l’indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998 e docente di economia e filosofia all’Università di Harvard.  Pensatore critico e contro corrente riguardo alla problematica della lotta contro la povertà e il sottosviluppo, alla teoria economica egemone e alla riflessione politica dominante, Amartya Sen ha afferrato con rinnovata convinzione che il mercato non può assolvere a questo compito meglio della politica. Purché questa non sia più ricondotta a meri processi utilitaristi, ma divenga capace di rivolgere uno sguardo molto più ampio, guardando allo stato in cui versano molti paesi, con particolare riferimento allo sconfortante dato relativo alla disoccupazione: «un paese con un altro tasso di disoccupazione, non è un paese felice». Tra i suoi libri che ci sentiamo di consigliare al lettore italiano interessato all’argomento segnaliamo: Utilitarismo e oltre, Il tenore di vita tra benessere e libertà, La ricchezza della ragione. Denaro, valori, identità, Etica ed economia.

 

 

 
 
 
 
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