Amiche di penna

Amiche di penna

Secolo XIX, Yonville-l’Abbaye, casa di Charles Bovary. L’aspirazione di Emma, senza pudore o pacatezza, è di essere libera e felice. Di questo delicato momento di melanconia, che segna l’inizio e la fine delle sue giornate, Madame Bovary è quasi la sola interprete. L’unica che possegga la sensibilità di capirne il suono puro e grave, in tante lettere e biglietti, è Anna Karénina, ora Anna Arkàd’evna. Corrispondere con la giovane signora dell’élite pietroburghese – in viaggio in Europa insieme al conte Vrónskij e alla loro Annie – conduce la bella e vacua moglie del medico di Yonville a una rivelazione di vite cariche di segreto. È così che Emma accetta la corrispondenza epistolare con Anna: scegliendo vie di evasione, servendosi di fantasia e d’immaginazione, attraverso la perfezione e l’armonia delle pagine scritte, grata per la coincidenza che ha portato Anna sulle sue tracce, desiderosa di leggere di Pietroburgo, dei viaggi dell’amica, di Venezia, ansiosa di condividere l’amore per la lettura, rammaricata per la noia singolarissima del suo piccolo borgo di Francia. Tra Anna, che vive appieno un’illecita passione, e Emma, che celebra le belle parvenze, che desidera un amante a cui dedicarsi, viene così a stabilirsi un alterno equilibrio. E, per un’ulteriore riprova di reciprocità e d’intesa, la “triste vicenda di due amanti vissuti a Parigi nel Medioevo, Abelardo ed Eloisa”, coinvolge a lungo e commuove le amiche di penna. In coincidenza sempre con presentimenti sinceri di grande dolore…

In Amiche di penna di Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque, due autrici assai originali e affini, i tratti di Madame Bovary e Anna Karénina s’infittiscono, immettono cioè in una corrispondenza romanzesca e narrativamente suggestiva, i gesti e i desideri, i tanti sogni e le speranze di due grandi eroine dell’Ottocento. Sono pagine acute sui costumi borghesi, aristocratici, rivelatrici di libertà e rigore, eccezioni e distinzioni; e anzi nelle lettere si trova un ulteriore taglio drammatico, un certo spessore, esteso fino a comprendere e del resto ricreare il particolare realismo dei capolavori di Flaubert e Tolstoj. Nel continuo loro corrispondere come in una conversazione vivace e informale, Anna ed Emma, non mancano di un’autentica e ricca verve, anche ludica e ironica, appunto come “amiche di penna”; e così, da un lato, osserviamo figure cariche di fascino anche se tormentate, in una nuova combinazione di significati e vicende; dall’altro constatiamo lo svolgersi di un ininterrotto tragico destino letterario. Come intenderle, queste vite spezzate? Ben presto si avverte l’impressione che le ombre di Anna ed Emma e, insieme, i caratteri di Rossella O’Hara e di Odette de Crécy – parte speciale anch’essi dell’epistolario – accolgano e proiettino una riflessiva e continua, infranta, idea di sentimento. Le immagini delle vite degli altri personaggi – lo stesso Monsieur Swann –, e, al tempo stesso, la franchezza e la volontà delle protagoniste, si manifestano in un’assoluta e intensa finzione. Di qui la forza immaginativa di Di Francia e Mastrocinque. In apertura, allora, le parole di Sei personaggi in cerca d’autore segnano un orizzonte molto efficace. “Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può essere da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli”.



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