Abbecedario

Abbecedario


Tutto comincia con uno spettacolo teatrale davvero sui generis (e di grande successo), ideato, diretto e interpretato da Giorgio Scaramuzzino e andato in scena per la prima volta nel 2001. Con l’ausilio della calligrafa Francesca Biasetton, autrice delle suggestive scenografie sul tema delle lettere dell'alfabeto, Scaramuzzino si esibisce in un one-man show di rara forza evocativa (in cui un ruolo non secondario hanno le musiche ipnotiche di Ludovico Einaudi). Seguendo la traccia narrativa scarna ma coinvolgente di uno stralunato personaggio che smarrisce le lettere affidategli dal misterioso Maestro dell’Alfabeto, il protagonista riscopre, assieme al pubblico dei bambini presenti, il senso e il fascino dell’ABC...
Il DVD allegato al libro contiene le riprese integrali della messa in scena, e basterebbe da solo a giustificare il progetto curato dall’editore Franco Cosimo Panini. Perfino giù dal palco, inscatolato nel televisore di casa, lo spettacolo conserva una febbrile intensità, la stessa che agita la voce affabulante dell’autore-regista. L'ossatura del testo è costituita da un serie di raccontini ispirati a ciascuna lettera dell'alfabeto (brevi storie, filastrocche, poesie), creati appositamente per lo spettacolo da noti attori, giornalisti e scrittori. Per citarne soltanto alcuni: Edoardo Sanguineti e il suo esercizio di stile “togli la A – metti la A”; Bianca Pitzorno e la storiella allitterante di Benedetta, la Bicicletta e il Bernoccolo; l'apologo antirazzista di Staino nel nome della D di Democrazia; il topolino mangialibri di Altan per la lettera F; i due re sciocchi di Benni che pagano cara la sottovalutazione della lettera H; Michela Serra col suo cammellino “somaro” che proprio non riesce a distinguere la N dalla M. Anche nel volume (Premio Andersen 2003 per il “miglior libro fatto ad arte”) le lettere ci sono tutte, dalla A alla Z, comprese le esotiche J, K, W, X e Y. Vocali e consonanti, in bell'ordine alfabetico, due pagine ciascuna (compresa la ripiegatura che mostra l'invenzione calligrafica e cela la storiella sottostante). Un abbecedario con tutti gli ingredienti del libro di scuola d'altri tempi (maiuscole e minuscole, in stampatello e in corsivo), i collage e le delicate variazioni grafiche della Biasetton. Per una volta, vi raccomando di leggere gli apparati all'inizio e alla fine del volume prima di addentrarvi assieme ai bambini tra le sue pagine colorate. La prefazione, scritta da un Pennac insolitamente modesto, introduce con leggerezza la dimensione delle paure infantili rispetto alla parola scritta attraverso lo spassoso resoconto del rapporto contrastato tra l’autore bambino e le lettere dell'alfabeto (“Durante il primo anno della mia vita scolastica ho appreso soltanto la lettera A. Nient'altro che la A. La prima dell'alfabeto. ‘A’. In un anno”). Ed è lo stesso Scaramuzzino, proprio nelle pagine in cui si spiega la genesi del progetto, a rivendicare il ruolo essenziale della “fascinazione” come stimolo alla creatività dei bambini. L'amore nasce dalla curiosità, anche (soprattutto?) quello per l’alfabeto. “Accidente – Bubbolo – Che – Destino – Esoso – Furia – Gnucche!”.

 

 

 

 
 
 
 
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