Adesso chiamo Zenone

Adesso chiamo Zenone
È sera e per Luca è l’ora di andare a dormire. I suoi genitori vogliono che si abitui a dormire da solo, così dopo il bacio della buonanotte, lo incoraggiano dicendogli: “Noi siamo qui fuori. E c’è lampada coccinella accesa. Nessuno può entrare nella tua cameretta”. Luca, però, sembra pensarla diversamente. Non è assolutamente vero, infatti, che nessuno può intrufolarsi nella sua stanza: “I mostri ci riescono”. E sono davvero tanti e spaventosi… Il primo ad arrivare è l’Orco. Con le sue manacce vuole afferrare Luca che però riesce a rifugiarsi sotto le coperte; lì sotto, trema così tanto da fa vibrare anche il letto. L’Orco sta quasi per prenderlo, ma ecco che arriva la Strega: “Aiuto! La Strega!”, grida l’Orco. Si proprio l’Orco, che s’infila sotto le coltri assieme a Luca. Ora sono in due ad aver paura, e il letto trema così tanto che sembra ci sia il terremoto. La Strega si sente molto fortunata per aver trovato due bocconcini in un colpo solo, sta per mangiarli quando accorre anche il Vampiro, con i suoi lunghi canini. E questa volta è il turno della strega di nascondersi nel letto insieme agli altri, seguita dall’assetato Vampiro che se la squaglia all'arrivo del Lupo Mannaro, che ringhia e ha grandi mascelle robuste, ma alla vista dello Scheletro ulula terrorizzato. Infine il Fantasma, che mette i brividi a tutti. Il letto è ormai colmo di “gente” che, trema e strepita: lo Scheletro è addirittura costretto a strisciare sotto il letto (perché sopra non c’è più posto). A questo punto bisogna proprio fare qualcosa, e Luca, ormai esausto, inizia a gridare: "Adesso basta! Adesso chiamo Zenone”. I mostri nemmeno lo sentono. Ma eccolo Zenone, che “arriva abbaiando furiosamente[…]. Le sue zampe colpiscono il pavimento come il terremoto; le sue orecchie frustano l’aria; i suoi latrati sono tuoni che fanno tremare i vetri. È il mostro più mostruoso che si possa immaginare e fa scappare tutti gli altri”.  Luca ora è finalmente solo. Nel letto c’è lui e c’è Zenone, che si fa coccolare dopo la prova di coraggio. Con Zenone in giro, di sicuro i mostri non si faranno più vedere. Ma i genitori di Luca si oppongono, pensano che sia troppo grande per dormire con quel peluche pieno di polvere. Ma un eroe è sempre un eroe…
I testi di Maria Vago, laureata in pedagogia e autrice di altri libri per l’infanzia, sono sempre scritti con grande cura.  In questo caso è notevole il modo in cui presenta i personaggi della storia. I dettagli delle descrizioni sono spaventosamente belli e la Vago usa un registro linguistico coinvolgente che somiglia a quello adottato dai bambini quando raccontano storie di mostri ai loro coetanei. Nella semplicità e nella scorrevolezza della storia trovano spazio anche tematiche delicate dello sviluppo del bambino: il suo mondo di fantasia dove tutto è enfatizzato e possibile, l’ansia di separazione dai genitori e  da ciò che è noto, le prime spinte verso l’autonomia, e, per ultimo, l’oggetto transizionale (il “terrificante” Zenone). Per diventare via via più indipendente (ad esempio, andare all’asilo, dormire da solo), ogni bambino ha bisogno del proprio Zenone, che può essere un orsetto o una copertina, e diventa parte integrante della famiglia. Dimenticarlo o perderlo può costare caro da un punto di vista emotivo. Questi “amici”, più diventano puzzolenti, più sono vissuti e più sono amati dai bambini. I genitori, al contrario, vorrebbero disfarsene, o almeno fargli periodicamente una bella toilette (il compromesso alla fine accettato da Luca). Le bellissime illustrazioni di Valentina Morea si integrano perfettamente col testo. I suoi colori caldi e notturni ci accolgono nel segreto della cameretta di Luca, prima come semplici spettatori, poi come protagonisti. Nella tavola in cui arriva il Lupo Mannaro, infatti, ci troviamo a guardare esattamente dal punto di vista di chi ha paura: prospetticamente il letto non è più lontano, ma è sotto di noi. Basta un balzo per poterci entrare e conoscere i mostri di persona.

 

 

 

 
 
 
 
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