Alex e le scarpe argentate

Alex e le scarpe argentate

La piccola Alex ha tre fratelli maggiori: Tommy, Matteo e Fabio. Si passano i vestiti di taglia in taglia; quando diventano stretti a Tommy, vanno a Matteo; quando diventano corti a Matteo, alè, da Fabio; quando sono troppo piccoli anche per Fabio, finalmente tocca ad Alex. Lei, nonostante non scelga i suoi vestiti, riesce a personalizzarli, ogni volta, con un certo brio; purtroppo non basta a fare bella figura, non tutte le sue compagne di scuola la pensano così. Tipo Livia, che rimane abbastanza perplessa per come si veste Alex, e se ne sta là, tutta sussiegosa, a osservarla a distanza, con l’aria giudicante. Alex cerca di fare finta di niente. Ha margine di autonomia nelle scelte solo per due aspetti: slip e scarpe. Ovviamente, prevedibilmente, Alex adora le scarpe. Un bel giorno, mentre se ne va in giro per la città, in vetrina vede delle scarpe pazzesche, tutte ricoperte di brillantini argentati. Mamma ci casca e gliele compra, limitandosi a comprarle “in crescita” – una misura più grande. Alex è felicissima e praticamente si mette soltanto quelle scarpe, sempre e ovunque vada. Proprio sempre e dappertutto: una volta se le mette per andare a fare un picnic, contro il parere della mamma. “Si sporcheranno, lascia stare...”. Niente da fare, è uguale: vuole quelle, se le mette, punto e basta. Va nel bosco e gioca coi fratelli, tutta tranquilla. A un certo punto, patatrac: le si sfila la scarpa, cade in un ruscello, e né lei né i fratelli riescono a recuperarla; uno scivola, uno perde l’equilibrio, uno inciampa, un macello. Tutti fradici. La scarpa intanto va giù per il ruscello, guizzando come un pesciolino; Alex ci è rimasta malissimo. La mamma, manco a dirlo, appena la vede scuote la testa e allarga le braccia: “E io che ti avevo detto? Che parlo a fare?”, “Dai mamma, lo so...” – sbotta Alex, “Lo so, ora”, e poi svicola, nervosissima. A quel punto, lei e i suoi fratelli si chiedono cosa possono farsene di quella scarpa spaiata superstite. Potrebbero appenderla alla finestra, potrebbero trasformarla in un vaso o in un portapenne, oppure... oppure niente. Alex vuole mettersela lo stesso. Una scarpa diversa dall’altra, pazienza. E così, un bel giorno...

Go Go and the Silver Shoes [Penguin Random House Australia, 2018] è una storia illustrata decisamente educativa: è un viatico alla fantasia, alla personalizzazione [di ogni esperienza], alla pazienza – è una vicenda di ostinazione bambinesca che tuttavia, come vedrete, infine si tinge di profonda dolcezza e intelligenza perché parla di solidarietà, di amicizia e di compagnia; di rifiuto delle apparenze e di gioia di vivere. Veniamo a qualche tirata d’orecchie ai signori della misconosciuta Margherita Edizioni. Nel colophon, è indicata, come edizione originale, Alex and the Silver Shoes: peccato che non esista; navigando nel sito della Penguin, si scopre che il titolo, semmai, era Go Go and the Silver Shoes. Non solo: da nessuna parte, nel libro, è riferito il nome del traduttore. Il traduttore non è indicato nemmeno nelle librerie digitali né nel sito ufficiale della casa editrice. Congetturo: Godwin e Walker si sono autotradotte? Difficile, ma vai a sapere. Passiamo infine a qualche cenno biobibliografico sulle artiste. Jane Godwin, australiana, scrittrice di libri per bambini ed editrice, è stata tradotta in diverse lingue; ha ricevuto diversi riconoscimenti, dal Queensland Premier’s Award (Children’s Books) all’Aurealis Award, passando per l’Animal Welfare Award. Anna Walker, illustratrice, altrettanto australiana [viene da Melbourne], in patria è apprezzata soprattutto per i libelli Mr Huff e Florette, da lei scritti e disegnati; nel 2016 ha ottenuto il CBCA Book of the Year for Early Childhood. Assieme, Walker e Godwin hanno pubblicato diversi altri lavori. Confidiamo in future edizioni italiane per apprezzarli a dovere, forti di questa prima, buona esperienza estetica.



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