Allumette

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Allumette è una bambina senza casa, né cibo, né genitori, vestita solo di stracci. Il suo nome è lo stesso dei fiammiferi che prova a vendere: nessuno ne vuole e nessuno vuole averla intorno. Nemmeno quando sta per arrivare Natale e la città si anima: dolci, caldarroste, vetrine piene di giocattoli, decorazioni e regali. Nel viavai nessuno nota più Allumette, tranne il pasticcere che non vuole vederla nemmeno fuori dal proprio negozio. Così bruscamente scacciata, Allumette prova a scaldarsi con i pochi fiammiferi che le rimangono. La situazione sembra senza speranza. Stremata e infreddolita, Allumette pensa che si arrivata la fine, ma riesce a fare un’ultima preghiera: quella di poter vivere abbastanza per assaggiare una torta o una fetta di prosciutto o tacchino. Scocca la mezzanotte, esplode un tuono e improvvisamente tutto ciò che Allumette aveva desiderato piove miracolosamente dal cielo: una torta di compleanno, uno stormo di tacchini arrosto, un’orda di prosciutti… E poi morbide coperte, salsicce, un triciclo… Un altro lampo e dalle nuvole comincia a cadere di tutto, proprio “tutto ciò che Allumette aveva mai desiderato”. Gli oggetti cadono sulla città e sui suoi abitanti, provocando le più varie reazioni. Ma cosa fare di tutta queste cose? Ad Allumette, piacerebbe regalarle, ma “subito, prima che si rovinino”…

Pubblicato per la prima volta nel 1974, Allumette è alla sua terza traduzione italiana, la prima integrale e in grande formato. A pochi mesi dalla morte del grande autore alsaziano, Camelozampa recupera un classico che era ormai fuori pubblicazione in Italia. È La piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen, in una rilettura che dichiara un debito anche nei confronti dei fratelli Grimm e di Ambrose Bierce. La storia, ambientata nel mondo contemporaneo dei consumi e delle disparità economiche e sociali, non si esaurisce più nel triste destino individuale della sfortunata protagonista. I doni che riceve non cambiano solo la sua singola esistenza, né si limitano a soddisfare i bisogni di altri nelle sue condizioni. Il cambiamento riguarda tutti: chi riceve e chi comincia a donare; chi ritrova una speranza e chi rinuncia all’indifferenza. Soprattutto, il modello in cui chi ha tiene per sé viene ribaltato in quello in cui è più importante poter essere d’aiuto, in cui la felicità è più diffusa e condivisa e in cui ciascuno può diventare migliore. Un libro che è una specie di cartolina, anzi di biglietto di auguri natalizi, in arrivo da un passato non così lontano e che ha ancora molto da dirci e ricordarci. Lo stile dell’illustrazione ci riporta indietro nel tempo, ma se volessimo illuderci che i temi affrontati siano ormai superati non faremmo che mentire a noi stessi. Anche se la “processione infinita” di coloro che escono “dai loro quartieri bui e dimenticati” oggi è di certo più globale e interculturale, c’è sempre spazio per sognare un mondo più equo e più giusto.



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