Appunti di geofantastica

Appunti di geofantastica

C’era una volta un’isola, e sull’isola una città. Un improvviso maremoto aveva cancellato la prima lettera del nome della città e, con essa, la memoria di tutti gli abitanti. “Ischia” era ciò che rimaneva, insieme all’affanno degli abitanti per restituire alla loro città l’iniziale perduta: forse una “F”, una “M”, una “R”? C’era una volta una città piovosissima, eppure il suo nome oggi è Terralba. Come hanno fatto i suoi abitanti a convincere il sole a non andare più via di là? E cosa sono e a cosa servono i gigasoli? Corleone è la città dei coraggiosi, ma quando il coraggio diventa spacconeria, forse sarebbe meglio che i cittadini ricordassero le proprie umili origini, quando la città si chiamava ancora Muccapezzata. Cosenza è la città (quasi) senza cose. Una volta si chiamava Cosacco e di cose ne aveva un sacco. Ci sono anche Metaponto, Corsano e Casalbordino in questi appunti lasciati da un misterioso viaggiatore, capace di farsi raccontare, di ogni città, le cose più straordinarie e nascoste. Ogni città ha la sua storia e le sue leggende; in ogni città c’è un diverso linguaggio, un modo diverso di vivere, sognare e innamorarsi…

Il libro nasce da un procedimento semplice: prendete il nome di una città e dimenticatevi che sia un toponimo. Guardate quel nome come una pura e semplice parola e lasciatevi trasportare dalle immagini e dalle storie che evoca. Provate, insomma, a creare una fantasiosa paretimologia. Non sarà un metodo scientifico, ma di certo è creativo e restituisce dignità di invenzione a ciò che a volte i bambini di fronte a parole sconosciute fanno spontaneamente, attraverso analogie e associazioni mentali. Un processo caro al Rodari della Grammatica della fantasia (e non solo) e che sembra funzionare benissimo anche in un diario di viaggi immaginari attribuiti a un misterioso viaggiatore. E la finizione funziona benissimo: il carattere che richiama la scrittura a mano, l’uso creativo del lettering ma soprattutto le immagini che si rincorrono nel testo modificandone gli spazi, rendono il libro un bell’oggetto, piacevole anche da maneggiare, sfogliare e guardare oltre che leggere. Il libro si propone come una raccolta di brevi racconti, non a caso, Appunti. Trae ispirazione anche dai laboratori di cui gli autori sono stati protagonisti e, con un poetico decalogo e le opportune pagine bianche finali, invita chi legge a proseguire l’esperimento di invenzione e scrittura. Nonostante qualche divagazione e gli occasionali moralismi, il libro è perfetto per affiancarsi alla didattica ma utilissimo anche per risvegliare le idee e restituire vita a parole logorate dall’uso e a luoghi resi invisibili dall’abitudine.



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