Aprite quella porta!

Aprite quella porta!
Chi si aggira nel cuore della notte intorno a una casetta isolata nel bosco? Naturalmente è il lupo cattivo. E chi può essere la preda che intende mangiarsi in un boccone? Anche stavolta non ci sono dubbi: è la nonna di Cappuccetto Rosso. Al calduccio sotto le coperte, la nonna aspetta con l'acquolina in bocca che la nipotina le porti la cena. Il lupo conosce già il gioco (l’ha ripetuto in altre novelle, dai Tre porcellini ai Sette capretti) e tenta di farsi aprire con l’inganno. Si inventa un assortimento completo di false identità per convincerla, e intanto sciorina ogni sorta di lusinga gastronomica per far alzare la vecchia ghiottona. Ma ha voglia a sgolarsi, a cambiare travestimento: la nonna proprio non ci sente, è sorda come una campana, oltre che risaputamente tonta, e gli fa ripetere le cose fino all'esasperazione. Con la bava alla bocca più per la frustrazione che per la fame, il lupo cede e se ne va a pancia vuota. Ed ecco che arriva Cappuccetto, raggiante e servizievole, e la nonna svampita le ricorda di prendere la chiave sotto lo zerbino: solo allora le è venuto in mente che ha fatto installare una robusta serratura, caso mai bussasse qualche malintenzionato...

È il caso di dirlo: non ci sono più i lupi di una volta. Neanche le nonne di una volta, del resto. Solo Cappuccetto rimane la solita scioccherella fiduciosa, se continua ad avventurarsi nel buio col suo bravo panierino al braccio. Benoît Jacques, che con Aprite quella porta! ha vinto il prestigioso premio Baobab per albi illustrati, rivisita la favola nera di Charles Perrault e dei fratelli Grimm. La sfronda però di tutti gli avvertimenti per salvaguardare l'incolumità (nel sottotesto, la virtù) delle sventate ninfette che si ostinano ad attraversare da sole la foresta, e si concentra sul momento clou della belva che bussa alla porta. La partita si gioca tutta fra il lupo e la vecchia. E il povero lupo, che per tradizione porta appiccicato alla pelliccia l'emblema della malvagità astuta e gabbata, anche stavolta ha la peggio. Snocciolando una spiritosa fiaba in rima, Benoît Jacques commenta ogni pagina con illustrazioni dal tratto minimalista, nei colori pieni del bianco, nero e grigio. Unica concessione cromatica è il rosso, in omaggio al celebre copricapo del racconto classico. Una volta tanto il titolo ci guadagna nella traduzione infedele (l'originale è La nuit du visiteur), che ammicca al film cult di Tobe Hooper "Non aprite quella porta" strizzando l'occhio al pubblico adulto, il quale apprezzerà l'ironia, il paradosso e la raffinatezza grafica di questo divertentissimo libro. La morale di Cappuccetto Rosso viene comicamente ribaltata in un opposto “pacifista” in cui il nemico è battuto con urbana debolezza (non solo d’udito). Dunque, niente taglialegna o cacciatori di passaggio come deus ex machina, niente maschi forti e armati che compaiono all’ultimo minuto per uccidere il mostro tirandogli fuori dallo stomaco le sue prede vispe e arzille. Per salvarsi dal lupo cattivo è più civile affidarsi a un sistema di sicurezza a tripla mandata. Non guasta però corazzarsi anche con una buona dose di sarcasmo sbarazzino e sovversivo, che mandi in frantumi regole e luoghi comuni con il fragore dirompente di una risata.

 

 

 

 
 
 
 
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