Arrivano i vichinghi

Arrivano i vichinghi
Quell'imprudente di Goffredo il Goffo non ci pensò due volte: i frati delle isole occidentali hanno un mucchio d'oro, aveva sentito dire. Dalla parola all'azione il passo fu breve, breve quanto l'illusione di arricchirsi. Nel monastero di oro non c'era traccia, al suo posto trovò invece un miniera di portentoso miele e uno sciame di api molto, molto vendicative... Come vichingo Gunnar Figlio del Fiordo non aveva davvero nulla da farsi perdonare. Tra le sue imprese annoverava già il dito schiacciato di Wurst Dito di Salsiccia, le code legate di tre rabbiosi troll lapponi; mancava però all'appello il trofeo più importante di tutti, il cuore della tenera Helga, la pulzella più bella del paese. Dove non poté la forza, poté la poesia delle pietre runiche di Rurik il Runaiolo... Reclutare con l'inganno Erik il Bersek gli era sembrata davvero una bella pensata: un ex guerriero, ormai “in sonno”, credulone e dal cuore tenero, che al momento giusto poteva essere “riattivato” dandogli del “mammone”, un insulto che scatenava in lui l'antica bellicosità. Ma Olaf il Furbo non aveva fatto i conti con la propria stupidità...
Pagina 50, testuale: “Gli elmi dei vichinghi non avevano corna, anche se spesso si usa disegnarli così ... I vichinghi, invece, usavano le corna come bicchieri”. Bicchieri? Ma come? Non potevano dircelo prima?! Secoli di iconografia buttati, il nostro immaginario infantile irrimediabilmente adulterato. Che delusione! Per fortuna Arrivano i vichinghi ci toglie qualche falsa credenza ma ci restituisce in cambio un affresco vitale e divertente della civiltà degli antichi abitanti della Scandinavia attraverso il racconto illustrato delle loro saghe. L'immersione nell'universo dei leggendari vichinghi (un po' navigatori, un po' poeti, un po' mercanti, un po' pirati...) comincia nelle risguardie del libro, con una mappa animata e commentata dell'Europa dei loro tempi, e prosegue con un succinto cappello introduttivo. Poi è la volta delle storie, dominate dalle prove di coraggio e di furbizia e dal tema del viaggio, e inframezzate anche da saporite pagine di approfondimento (le case, le navi, le città, gli dei, le curiosità, la cosmologia). Le illustrazioni del finlandese Kunnas - non uno qualsiasi nel mondo di libri illustrati per bambini, spesso paragonato a Richard Scarry - piene di dettagli da scoprire a poco a poco e di chiassosa ironia, mostrano un evidente talento narrativo e una qualità pittorica (merito della moglie Tarja ai colori ) che viene fuori da un tratto invece molto “fumettoso”. Alla fine dell'albo (di grande formato per dare la giusta visibilità al lavoro di Kunnas sui particolari) si riemerge con la sensazione di averci finalmente capito qualcosa dei probabili primi scopritori dell'America (Vineland vi dice qualcosa?), e la voglia di regalarlo al primo bambino che vi passa davanti: ai più piccoli (3-5 anni) per la capacità di raccontare con e senza parole, ai più grandi (6-8 anni) per offrirgli bell'e pronto il materiale completo per un'originale tesina scolastica. E, detto tra noi, a me un popolo che immagina che i Tempi si concluderanno con un epico scontro (Ragnarok) tra uomini e dei da una parte e giganti dall'altra - con la sconfitta dei primi e il lupo Fenrir che divora Odino (il dio più anziano) mettendo fine al mondo vichingo con tutto il suo pantheon – ispira una spontanea e irriducibile simpatia, con o senza corna sull'elmo.


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