Baci

Baci
Molte storie cominciano con qualcuno che le racconta. Qui c'è un uomo, potremmo dire un nonno, e una bambina, che ascolta. La storia comincia con una sinfonia di uccelli, di colori e paesaggi, con dei becchi vicini e lontani, che si rincorrono. Baci anche questi, nel mondo animale. Poi si passa a quello dei miti e degli eroi: una Leda col cigno, o il sole e la luna: un bacio che dura solo un momento. Amori sempre diversi, si moltiplicano i baci. Compare qualche fiore, discreto pegno o simbolo di questi amori, che a volte non hanno parole perché oltrepassano i confini di una specie, o perché sono la possibilità di un incontro che per il momento si immagina soltanto. C'è l'amore anziano, quello oltre la morte, ma non si fermano i baci: ancora tantissime sono le possibilità, per tutto ciò che vive, di esprimere affetto. E la storia finisce dove era iniziata... un vecchio, forse un nonno, a coltivare nientemeno che un albero, di baci.
Senza parole, nel modo più naturale per l'argomento, il libro racconta i sentimenti di affetto e di amore, attraverso una multiforme rassegna di baci, ritratti di volta in volta con tecniche diverse, tra soggetti diversi, con significati diversi. Dalla pittura al graffito, “tra l’allegria dei papiers collés e la potenza delle xilografie popolari”: la presentazione del suo Editore, Orecchio Acerbo, coglie appieno il carattere dell'autrice, “in bilico tra Matisse e Kirchner” e lei stessa “donna di frontiera”, di origini fiamminghe. Con la sua copertina morbida, la sovraccoperta che è una tavola doppia, le pagine opache, e tutto quel colore, Baci è quasi un libro d'arte, un oggetto-libro, piuttosto che una storia convenzionale; un'opportunità di perdersi nei dettagli e di lasciarsi trasportare dal visivo, che diventa linguaggio – ma anche occasione – delle emozioni. Gli stessi elementi ricorrenti nelle tavole (i rami, i “graffi”, i fiori e, naturalmente, le labbra dei baci) contribuiscono a formare un'identità dell'autrice, più che un filo narrativo. Ma questo non toglie che il libro racconti una storia, anzi molte: da perfetto silent book, le letture che se ne possono dare sono infinite. Eppure la chiave potrebbe essere nelle sole parole presenti, un'epigrafe che non si riferisce soltanto alla sfera “naturale” dei sentimenti e delle loro manifestazioni ma che, al contrario, esplicita (e forse augura) una loro dimensione civile e costruttiva: in “ogni bacio una rivoluzione”. E che “rivoluzione” sia un termine adatto anche alla circolarità (naturale, decisamente) delle evoluzioni terrestri, del ciclo della vita, e della storia raccontata, non può che essere un ottimo auspicio.

 

 

 
 
 
 
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