Ballare sulle nuvole

Ballare sulle nuvole
“Tutte le mattine uscivo di casa per guardare le nuvole. Sognavo di ballare insieme a loro. La mamma mi diceva di lasciar perdere, perché solo gli uccelli riuscivano a toccarle. Ma io insistevo. Sognavo e ballavo, ballavo e sognavo. Senza che me ne rendessi conto, il mio paese cominciò a crescere. Una notte mentre sognavo le nuvole fui svegliata da un rumore. Era Matteo, il nuovo vicino, che costruiva la sua casa sotto la mia. Mi piaceva l’idea di avere un vicino di casa. E mi piaceva anche il suono dei bongos di Matteo. La notte successiva, fui svegliata da altri rumori…”. Per molte notti ancora dei rumori turbano il sonno della bambina sognatrice, pelle scura e ricetti fitti e crespi, econ la sua inseparabile gallinella bianca. Rumori che annunciano sempre l’arrivo di qualche simpatico vicino come Teresa la cantante o Ulisse il fabbricante di aquiloni. Più che vicini, dei veri e propri coinquilini, visto che le loro case sono comunicanti e costruite proprio sotto la casa della bimba ricciolina! Così, giorno dopo giorno, casa dopo casa, si viene a creare una buffa torre di abitazioni colorate, alta e sbilenca. La bambina e la gallinella vivono ora proprio sopra la cima e non basta di certo una lunga scala per poter uscire: per fortuna il vicino Ulisse le ha costruito  un aquilone con il quale  poter andare a fare la spesa. Un piccolo problema pratico rispetto alla grande occasione che si presenta:  “Una mattina, uscendo di casa… le vidi, per la prima volta davanti a me. Ondeggiavano dolcemente, come per invitarmi a ballare”.  Lasciandosi  trasportare dal ritmo delle nuvole la bambina si sente felice…
E noi come la  immaginiamo una danza  tra le nuvole?  Forse una danza lenta in cui ci s’immerge in morbida ovatta; forse mentre si danza i colori della terra si via via dissolvono e non resta che il bianco, intenso e accecante, che ti fa chiudere gli occhi? Chissà… di sicuro con questo libro l’autrice e illustratrice argentina Vanina Starkoff ci porta a sognare e stare con la testa in su, verso il cielo. Le sue tavole - che non passano di certo inosservate - conducono in villaggi lontani ed esotici, con una scelta cromatica tuta verso colori decisi e brillanti: il verde dei campi, il marrone della terra, il blu della notte, il rosa del cielo, che volutamente vengono avvicinati creando bei contrasti che conservano comunque una certa delicatezza (per esempio, quello tra la bambina scura e la gallinella bianca che tiene in braccio). E' sorprendente che si tratti soltanto del lavoro d’esordio della Starkoff  (subito finalista al premio internazionale Compostela per albi illustrati). Ballare sulle nuvole oltre ad essere una storia bella da guardare e piacevole da leggere, è probabilmente la metafora di qualcos’altro: dei sogni ad occhi aperti, della fantasia come mezzo per evadere dalla monotonia, dei desideri. La nostra protagonista, infatti, sognava di toccare le nuvole quando il suo villaggio era ancora disabitato e non c’era nessuno con cui giocare (a parte la sua gallinella). Quando finalmente trova dei vicini, degli amici, una comunità intorno a lei, che la fa sentire allegra e probabilmente meno sola, il suo sogno perde valore: “ma lassù si sentiva solo il vento. Non c’erano bongos, né canzoni né vicini. Tutto quel silenzio mi intristì. E  così decisi di tornare indietro”. Che i molti bambini sognatori, distratti e “tra le nuvole” che conosciamo usino la fantasia come antidoto alla noia e alla solitudine? Ecco, proprio a loro noi auguriamo di trovare dei nuovi e veri amici (magari allegri come quelli di questa storia) con cui “ballare”: con i piedi ben piantati a terra però.

 

 

 

 
 
 
 
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