Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale, mi chiamo Michele e ho otto anni. Da quando ho scoperto il tuo indirizzo, che è veramente forte (Babbo Natale, Polo Nord, Terra), ho deciso di inviarti una lettera, che certamente è più comoda della lettura telepatica con il mio salotto. Innanzitutto, come va? Ti si gonfiano anche a te i piedi in questo periodo, come a mia zia Tiziana? Ti scrivo non solo per darti consigli sul pediluvio, ma perché vorrei che rispondessi alle mie domande: come vuoi che preparo la lettera di Natale? Devo metterci tutti i miei desideri o solo quelli più importanti? Tu come ti regoli? Vorrei saperlo, non perché sono un tipo curioso, ma perché non vorrei più ricevere regali che non mi piacciono. Sai, magari lassù al Polo Nord i maglioni a rombi vanno molto di moda, ma qui da noi preferiamo le felpe con la cerniera. E nemmeno vanno bene i pigiami con gli orsetti, alla mia età non sono adatti. Puoi anche non mandarmi nessun pigiama, per me non è un problema. Ah, per favore, puoi non mandarmi più le scarpe da calcetto? A me il calcetto fa proprio schifo, sono i miei genitori che mi obbligano ad andarci, e oltretutto le scarpe che mi hai regalato l’anno scorso mi sono strette. Non è che non mi fido di te, però vorrei toglierti tutti i problemi. Attendo una tua risposta. Tuo affezionatissimo Michele...
Ecco la prima di una lunga serie di lettere che compongono l’ultimo bellissimo racconto di Anna Vivarelli. La poliedrica scrittrice torinese, vincitrice del premio Andersen 2010, dopo averci deliziato nell’ultimo decennio con romanzi di tutti i generi (dalle opere teatrali ai gialli, dal feuilleton storico ai racconti di cucina), ci regala questa volta una storia sul Natale quanto mai inaspettata e originale. Si tratta di un racconto scanzonato e irriverente, in cui il povero Michele cerca in ogni modo di attirare l’attenzione di Babbo Natale per avere una risposta alle sue domande. Ma come spesso accade ai bambini che cercano invano soluzioni dagli adulti, Michele si vede recapitare sempre la stessa lettera insulsa: “Fai il bravo e ubbidisci ai tuoi genitori, e vedrai che non resterai deluso”. È una storia moderna che si schiera dalla parte dei bambini, rovesciando con un finale furbesco e disincantato uno dei rituali più tradizionali del Natale. Attraverso le particolareggiate lettere del protagonista (che si infrangono ogni volta nella lapidaria risposta babbesca), la Vivarelli mette in scena, come in un monologo, la gamma di emozioni del bambino di fronte all’ipocrisia degli adulti: accompagnati dalla spumeggiante matita di Antongionata Ferrari, vediamo un Michele allegro e fiducioso che diventa sempre più tetro e infastidito, sempre più arrabbiato e scontroso. Un delizioso albo dal piccolo formato, che ci incuriosisce fin dalla copertina (bellissima, accattivante, equilibrata), con il bambino che scrive girato di spalle, e che ci fa venir voglia di sbirciare tra quei fogli di quaderno appallottolati e gettati via. Come tutte le altre storie di Natale della serie “Le rane piccole”, firmate da grandi nomi (Quarzo, Piumini, Milani, …) e stampate su carta ecologica prodotta con le alghe di Venezia, Caro Babbo Natale è una strenna che conquista senza sforzi di marketing, “naturalmente”.

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