C'era una volta una storia

C'era una volta una storia
C'era una volta una storia che abitava nel libro di un bambino che non sa leggere e che, “però, guardava le figure. Così della storia sapeva già molte cose interessanti.” Le figure, insieme alla storia e ai segni, escono dal libro quando la mamma lo legge. Ma una storia tanto straordinaria bisogna proprio leggerla di nuovo all'orso. Tra una merenda notturna a base di ciliegie e i passi di una rumba, poi l'orso decide di leggerla ancora al trenino. E il trenino di leggerla alla palla. Una storia così bella non può certo essere inventata, anche se i trenini non sanno leggere! “Per quanto la palla fosse abituata alla perfezione – così leggera e tonda com'era, con i suoi spicchi colorati – dovette ammettere che la storia era davvero bellissima”: a quanti altri si può leggerla di nuovo? Perfino il sole, che “sapeva tutte le storie di tutti i libri del mondo” si innamora di questa...
La vasta e varia produzione di Giovanna Zoboli si arricchisce di un nuovo albo in collaborazione con Camilla Engman, dopo l'immediato ma profondissimo Troppo Tardi. Anche qui l'idea di partenza è semplice: un bambino che non sa leggere ascolta una storia letta dalla mamma; poi la racconta di nuovo, liberamente associando ricordi, variazioni sul tema e fantasticherie generate dalle illustrazioni del libro e dagli stessi segni grafici della scrittura. La trama si sviluppa a catena, con i personaggi che ripetono l'atto (generativo) della lettura, rendendo sempre più fantastica la storia, riproducendo le libere associazioni frequenti nel ragionamento dei bambini (e nella creazione dei sogni), in un intrico reso visibile dal filo che Camilla Engman porta avanti lungo le pagine. Ad una prima lettura domina la sensazione di eccesso, il dubbio che il procedimento sia stato portato tanto in là da rimanere un gioco solo per le autrici. Rileggendo, la confusione si puntualizza in una serie di riferimenti difficili da cogliere o, in altre parole, in mille perché: perché l'albero del Giappone? E le scimmie? Perché 2737? Qual è il film in cui la ragazza si sposa con un principe-leone? Si potrebbe dire che tutte queste domande hanno senso per i lettori adulti: per i bambini basta che una cosa sia pensabile perché la sua esistenza sia logica, come il libro stesso descrive con precisione (narrativa) e ritraendo il lettore stesso al lavoro. Tra gli elementi fiabeschi e i molti personaggi, però, una perplessità rimane. Credo che l'essenza del libro si possa riassumere nella frase “la storia si rivelò la più bella che il trenino avrebbe mai sentito”. Quella forma verbale, “avrebbe”, così poco immediata da non lasciar capire se si tratti di un refuso o di un concetto rivoluzionario per i canoni della letteratura per ragazzi, è il simbolo di un'opera senz'altro interessante, di una storia che funziona e che alimenta il gusto per le storie, ma di cui (a differenza di altri testi della Zoboli), non sappiamo definire come un merito o un irrisolvibile difetto la capacità di generare dubbi e domande.

 

 

 

 
 
 
 
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