Ciucone zoppicone

Ciucone zoppicone

Un giorno, mentre vagabondavo di qua e di là, ho incontrato un grosso ciuco – giura il cantastorie. Era un ciucone, un ciucone grigio che ragliava un sacco e camminava traballando. Aveva tre zampe soltanto, era un ciucone zoppicone. Ma mica era solo quello il guaio. Quel ciucone aveva tre zampe appena e un solo occhio, poveraccio: era un ciucone piratone zoppicone. Eppure sorrideva. Era uno strano somaro: aveva tre zampe appena, un occhio solo come Polifemo... ma ballava, ballava il country, la musica dei cowboy. Ammazza quanto ballava. Era un ciucone danzerone piratone zoppicone. E a guardarlo bene, già, era un ciucone alto e magro. Era un ciucone smilzottone danzerone piratone zoppicone, ecco cosa. Un giorno, mentre me andavo a zonzo, ho incontrato un ciucone, ripete il cantastorie. E a questo punto va aggiunto qualcosa di bizzarro. Aveva tre zampe, abbiamo detto, un occhio solo, ballava il country, era alto e magro e... puzzava. Tantissimo. Puzzava che t’accorava. E niente, era un ciucone puzzolone smilzottone danzerone piratone zoppicone, ih oh, ih oh. Chissà quale era la ragione di certe sue abitudini, di certi suoi sapori, vai a sapere. Sta di fatto che non è tutto. Quella mattina non aveva manco preso il caffè, e accidenti se era scontrosone, a quel punto, mica solo puzzolone smilzottone danzerone piratone zoppicone, ih oh. Ih oh! E che diavolo. Aveva tre zampe appena, un solo occhio, ballava il country, era alto e magro, puzzava come un cassonetto e non s’era manco bevuto il caffè e forse per una combinazione di tutte quante queste cose stava sempre pronto a fare i dispetti. Era un ciucone dispettosone scontrosone puzzolone smilzottone danzerone piratone zoppicone, ih oh! Era un balordo ma era irresistibile...

The Wonky Donkey nasce come canzone: una buffa canzone per marmocchi scritta dal neozelandese Craig Smith nel 2005, alternando una serie di rime più o meno facili ad altre sinceramente improbabili. Qualche anno più tardi, nel 2010, la canzone è diventata un libro, un libro per bambini illustrato (per acquarelli) da una outsider, l’esordiente Katz Cowley, inglese di nascita e kiwi d’adozione. Sembrava si trattasse di uno scritto destinato ad avere fortuna solo in patria e in Australia, quando capitò uno di quei mezzi miracoli figli della viralità di un filmato su YouTube. Già: a dare fortuna e fama internazionale all’opera è stato un buffo video di una rubiconda nonnina scozzese, l’altrimenti oscura signora Janice Clark, che semplicemente leggeva e rideva come una matta mentre tentava, come poteva, di raccontare la storia di Ciucone Zoppicone al suo nipotino, Archer. Tutto qua? Sì: un video di una nonna buffa, milioni di visualizzazioni e vendite ovviamente altrettanto impetuose. Per capirci: s’è trattato di una fortuna così clamorosa e inattesa che il serissimo Guardian ha sentito il bisogno di occuparsene, nel settembre 2018, registrando, en passant, che Ciucone in Inghilterra non ha avuto le stesse, eccezionali vendite australiane e neozelandesi. Figurarsi se non si smarcavano, in qualche modo. Che pazienza con questi inglesi. Secondo l’illustratice Katz Cowley, Ciucone “ci ricorda la nostra forza, e ci chiede di restare fedeli a noi stessi, non importa cosa ci capiti o quali difficoltà si incontrino: Ciucone ci ricorda che siamo sempre più forti di quello che crediamo”. Probabilmente sì. Adesso è difficile dire che la traduzione italiana abbia la stessa irriverente e sconcia immediatezza dell’edizione originale, ma in ogni caso è rimasto qualcosa di scanzonato e di tanto allegro, di ovviamente bambinesco e di stupidamente burlone. Ah, quasi dimenticavo. In patria e nel mondo anglosassone c’è già un sequel: The Dinky Donkey. Non so bene quando verrà pubblicato da queste parti, so che aspetterò.



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