Cocopa ‒ I vulcani di ghiaccio

Cocopa ‒ I vulcani di ghiaccio

Al mercato di Colacola, Cocopa si aggira tra i banchetti alla ricerca di una coppia di pellicani da tiro. Impossibile non notarlo: un unico ciuffo scuro che cresce proprio sulla sommità della testa pelata, orecchie a sventola e una striscia nera all′altezza degli occhi, che si è dipinto per sottolineare la sua indole fiera e selvatica. Al mercato c′è un gran frastuono, bambini che suonano e ballano, venditori che millantano la migliore merce sul mercato... C′è anche Umatuma, la fruttivendola che danza sul cocomero. Cocopa rischia di distrarsi dal suo proposito quando un bambino riccioluto, con un serpente tatuato sulla schiena, gli propone un imperdibile affare: due pellicani, provetti trainatori di skurf, vecchi e spettinati, che però hanno il navigatore incorporato. Sembra che sappiano anche la strada per la valle dei Vulcani di ghiaccio, dove il ragazzino è diretto. Perché così lontano? Provate un po′ a rimanere a Yeyewata, governata dal rebubula, i cui sogni regolano le faccende del paese, quando la notte vi riescono solo incubi! Quando a Yeyewata un bambino compie dieci anni, diventa immediatamente rebubula e i suoi sogni vengono registrati nel grande Libro dei sogni. Il Libro è diviso in capitoli - “Mangia e bevi”, “Vai e vieni”, “Si vedrà”, “Noi e loro” e “Giochi” - e contiene indicazioni utili per andare d′accordo e consigli per migliorare la propria vita. Insomma, a Yeyewata, compiuti dieci anni è meglio sognare cose interessanti. O tagliare la corda…

È un mondo esilarante quello che Giorgio Martignoni inventa per questa storia: assolato, marino, popolato di animali e di bambini selvaggi. Diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano e all′Accademia Disney, l′autore riesce a trasferire al romanzo tutte le doti di una buona sceneggiatura di fumetto, e pur non utilizzando quel linguaggio, conferisce ai suoi dialoghi la freschezza del baloon. La storia ruota attorno ai grandi temi dell′amicizia e della necessità di andare incontro alle proprie paure per potersene liberare. I nergumeni – chi non ha avuto paura di loro, almeno una volta? - sono dappertutto e in nessun luogo, ma bisogna andare loro incontro per poter dire di averli sconfitti. Nel glossario a fine storia, un condensato di scientifica ironia, sono descritti come entità dall′origine incerta come il loro nome; quel che è sicuro è che “la paura dei nergumeni è ciò che rischia di renderci nergumeni”. Risate assicurate, anche qualora la lettura fosse condivisa con gli adulti, personaggi ben caratterizzati e invenzioni a non finire. Nelle ultime pagine resta il dubbio che una possibilità di chiusa – gustosa, contenuta nella trama - sia stata abbandonata per un finale meno convincente. Da questo libro è stata tratta una sceneggiatura insignita di prestigiosi premi.



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