Come mangiare vermi fritti

Come mangiare vermi fritti

Qual è la cosa più disgustosa che si può mangiare? Senza dubbio il verme. È possibile mangiare un verme al giorno per quindici giorni e chi ha il coraggio di farlo? Questa è la scommessa che Billy si dice pronto a vincere contro Alan: per cinquanta dollari mangerà il numero di vermi stabilito. E senza batter ciglio. Billy, nel difficile cammino verso la vittoria, è sostenuto da Tom, un ragazzino molto serio. Alan, polemico e nervoso, è invece affiancato da Joe, furbo e falso quanto basta e un po' di più. Viene stabilito che Billy potrà mangiare i vermi, forniti da Alan e Joe, come gli piace: bolliti, rosolati, fritti, e pure ben conditi, ma sempre al cospetto degli amici. Così non vi potranno essere imbrogli. Il primo giorno Billy si trova davanti un gigantesco lombrico, ben pasciuto grazie alla fertile terra del frutteto in cui gli amici lo hanno scovato. Il suo aspetto è ributtante. Ma Billy si concentra fortemente sulla minimoto che potrà acquistare con il denaro in palio e, dopo aver ben ricoperto il verme con ketchup e senape, se lo mangia. Il primo passo è fatto; però la strada da percorrere fino al quindicesimo verme sarà lunga, tortuosa, costellata di imbrogli...
Il romanzo apparve per la prima volta nel 1973 ed è ancora oggi molto popolare e molto letto negli Stati Uniti. Nel 2006 la sua popolarità si è rinnovata grazie alla versione cinematografica di Bob Dolman. Godibile è l'ambientazione delle vicende in un periodo nel quale bambini e ragazzini erano ancora liberi di giocare per strada, da soli, senza troppe interferenze e preoccupazioni dei genitori. E questo è un fattore che potrebbe far sognare i ragazzini di oggi, molto sorvegliati e tenuti assolutamente lontani da vermi, terra, piazze e cortili. Tuttavia Come mangiare vermi fritti non mi pare possa essere inserito tra i libri indispensabili per ragazzi. Dei quattro protagonisti seguiamo le stranezze, i trucchi, i piccoli imbrogli, ma non ne ricaviamo un ritratto psicologico solido, di quelli che si ricordano. I dialoghi sono raramente approfonditi e spesso si ritrovano semplici luoghi comuni. Anche la tensione, che dovrebbe essere alimentata nel lettore dalla curiosità di venire a sapere come andrà la scommessa, ben presto si allenta. Peccato. L'edizione italiana, comunque, ha il pregio di essere ben curata, spiritosamente illustrata e inserita in una collana ad alta leggibilità, categoria di libri la cui richiesta (e necessità) è in costante aumento.

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