Come sono diventato Marc Chagall

Come sono diventato Marc Chagall
Marc Chagall prima di chiamarsi Marc Chagall si chiamava Moshe Segal, ed era un bambino allegro. Viveva a Vitebsk, un piccolo villaggio di religione ebraica che si trova in Russia. Più di ogni altra cosa gli piaceva osservare le cose intorno a lui: i suonatori di violino, le casupole di legno, le mucche, le galline. La notte si arrampicava sul letto e, mentre sgranocchiava una carota, pensava a cosa sarebbe diventato da grande. Di fare il commesso come il suo papà non gli andava, e nemmeno di fare il macellaio, come suo nonno. Il piccolo Moshe sognava di diventare famoso. Poteva diventare cantore nella sinagoga, oppure violinista o ballerino. Certo, tutti quei progetti alla mamma di Moshe non piacevano affatto. Lui, come tutti gli altri bambini, avrebbe dovuto pensare solo a studiare la Torah e diventare un buon ebreo. Ma al povero Moshe quelle cose non andavano proprio a genio. Alla scuola comunale le cose non sembravano andare meglio, tranne le lezioni di disegno e di geometria. Tutti, in quel campo, riconoscevano la sua bravura. Ecco cosa sarebbe diventato: un artista. Moshe si sarebbe iscritto ad una scuola di pittura...
Bimba Landmann, nata a Milano nel 1968, autrice dei testi e dei disegni, racconta come se fosse una favola la vita di uno dei più grandi pittori del Novecento che, in un inizio secolo di avanguardie e movimenti artistici, ha saputo fare un arte indipendente e unica nel suo genere. Il racconto, si basa sull'autobiografia La mia vita di Marc Chagall, e attraversa tutta l'infanzia dell'artista per arrestarsi al 1941, quando per scappare alla guerra fugge con la sua famiglia in America. Il racconto, scritto tutto in prima persona, è pervaso di tenerezza e malinconia. D'altra parte un senso di nostalgia per Vitebsk, il villaggio della sua infanzia, pervaderà sempre Chagall che trasporrà questo sentimento su suoi quadri. Anche le illustrazioni di Bimba Landmann sono intrise di queste emozioni, colorate come sono di rosso, viola, blu, rosa: i colori che rendono riconoscibile a prima vista un quadro di Chagall. Le tavole non riproducono i dipinti del grande pittore russo ma mettono in scena la sua vita come su un teatro dei burattini. Su fondali disegnati l'autrice realizza le sue opere attraverso la tecnica del collage, utilizzando cartoni, pezzi di stoffa, legnetti e ritoccando tutto con la pittura per lasciare, infine, che il fotografo Alessandro Vicario immortali le opere in tre dimensioni per poterle riprodurle sulla carta, in un libro che riesce a riflettere bene il senso di un modo di fare arte che trova nel suo richiamarsi al mondo onirico e delle favole una delle sue maggiori attrattive.

 

 

 

 
 
 
 
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