Con la testa fra le nuvole

Con la testa fra le nuvole
Una città sospesa sull’acqua, Maranabò appare così, come un miraggio tra cielo e mare. Dai suoi viali fatti di corsi d’acqua calmi e profondi spuntano, a bordo di altissimi trampoli, i surreali abitanti di questo luogo surreale. I più bravi veleggiano all’altezza dei lampioni, i meno esperti sfiorano l’acqua. Poi c’è Leopoldo… Leopoldo è issato su un paio di trampoli “infiniti”, tagliati nell’albero più alto e più solido di tutto il paese. Da lassù, tre o quattro piani sopra le teste degli altri abitanti, il ragazzo vive un’esistenza appartata in compagnia della sua amica gazza, uno splendido isolamento fatti di poche parole e molti sguardi di intesa. Niente che viene dal basso riesce a turbarlo, il suo orizzonte si ferma alle nuvole che gli fluttuano accanto. Arriva però il giorno della Grande Festa d’inverno. Tutti gli abitanti di Maranabò sono in fermento e si preparano all’evento addobbando le strade e vestendosi a festa. Anche la gazza decide di unirsi ai festeggiamenti e per la prima volta il piccolo Leopoldo si sente davvero solo. La festa rischio di saltare e soltanto il sacrificio dei suoi preziosi trampoli riuscirà a salvare la situazione riavvicinandolo al mondo di sotto e all’intensità che soltanto la vita con gli altri è in grado di dare…

Dalle ombre e la nebbia delle prime pagine emergono i contorni di un luogo inaudito che scombussola i punti di riferimento del lettore. Una versione fantascientifica di Venezia, popolata da personaggi che camminano in modo disinvolto sulle acque appollaiati su trampoli sconsideratamente alti e improponibilmente sottili. In che tempo siamo? Su quale pianeta? Che realtà è mai questa? Atlantide forse, il continente scomparso, in uno delle sue tante iconografie… Il francese Éric Puybaret dipinge con estrema eleganza il fondale del racconto sfruttando in pieno le possibilità che i punti di vista inusitati della surreale Maranabò possono offrirgli. E allora è tutto un susseguirsi di vertiginose vedute aeree da e verso il cielo incorniciate dalle suggestive architetture “moderniste” della città. Anche gli abiti senza passato e senza presente dei concittadini di Leopoldo sono un campionario di visioni e stranezze, di ciò che potrebbe essere ma non è mai stato. Da qui Puybaret cava fuori un piccolo mito ma con tutti i simboli al posto giusto che racconta della fatica che richiede a volte calarsi tra gli altri, vivere coi piedi a terra, affrontando la realtà assieme ai propri simili, sfuggendo al richiamo dell’aria sottile, impalpabile, a volte inebriante che si respira tra le nuvole…

 

 
 
 
 

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