Davide e il mistero QWERTY

Davide e il mistero QWERTY

Il diario di Davide è arrivato alla pagina con la data del 30 giugno: un giorno che si immagina felice per un ragazzo della sua età. La scuola è finita e quindi si può fare quello che si vuole. Ma in realtà Davide odia l’estate. O meglio, il sentimento che prova è ancora più complesso: all’inizio, proprio per il motivo appena detto, è tutto bellissimo. Niente sveglia presto. Niente compiti. Niente Sergione. Sì, perché Davide è tormentato quotidianamente da un insopportabile bullo di seconda che non gli dà tregua. Ma poi dopo un po’ ci si abitua a tutto, e, incredibile ma vero, si comincia a sentire la mancanza perfino della scuola. Soprattutto se non si va tutti i giorni al mare, anzi, e i pochissimi conoscenti che si hanno sono partiti per le vacanze. Fosse per lui, passerebbe il tempo solo a guardare film, leggere fumetti e giocare ai videogame, ma dopo un po’ ci si annoia anche di quello, e poi i suoi genitori, a maggior ragione dato che vivono in Sicilia, dove c’è un sole stupendo, trovano che sia del tutto innaturale che un ragazzo stia ore e ore davanti a uno schermo, quindi non vogliono che lui passi le giornate in quel modo, e lo spronano a inventarsi qualcosa. L’arrivo di un nuovo vicino però potrebbe cambiare tutto…

È un insieme di lettere che di per sé non ha alcun senso, non si può considerare una vera e propria parola né di fatto una sigla, e oltretutto non è nemmeno universale, perché dipende dal tipo di tastiera che si adotta: per dire, in Francia (ma del resto oltralpe traducono tutto, anche la parola computer, sicché…) quello che per Davide è un mistero ha connotati diversi. La noia è nemica della giovinezza, dell’età in cui si vuole scoprire tutto e crescere di fretta, anche se poi magari capiterà di rimpiangere quei momenti spensierati (e dire che si era stati avvertiti): la lunga estate calda per Davide si prospetta sempre uguale, ma quest’anno c’è una novità. Un nuovo condomino, che però è anziano e per giunta colleziona oggetti stranissimi che lui, che è un fanciullo di questi tempi, non ha mai visto (i danni che fa l’essere nati troppo tardi e non essere cresciuti con la sigla de La signora in giallo): dice si chiamino macchine da scrivere… Così, grazie a una prosa brillante, credibile e divertente e alle illustrazioni riuscite e accattivanti di Roberta Terracchio, il libro consente ai lettori di ogni età di immedesimarsi teneramente in un ragazzo alla scoperta di un nuovo mondo, che è quello della scrittura, che rende ogni fantasia possibile, e di cui viene tracciata anche la storia da ogni angolazione.



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