Doctor Key - Viaggio nel medioevo

Doctor Key - Viaggio nel medioevo
Doctor Key è un nonno, più precisamente è il nonno di Zoe e Leo. Come tutti i nonni, o quasi, è in pensione. Straordinariamente, rispetto alla maggior parte dei nonni, è anche uno scienziato, e vive in una vecchia fattoria nel bel mezzo della città. A dirla tutta, vive ed accoglie i suoi nipoti nell’ultimo fazzoletto di verde sfuggito alle grinfie del dottor Zero, spregiudicato speculatore edilizio che è riuscito ad accaparrarsi ogni metroquadro disponibile in città per costruirci banche, palazzi, sale, bingo e autostrade (non a caso il prato si affaccia su una accogliente e ridente otto corsie). Inutile dire come e quanto il dottor Zero abbia provato con ogni mezzo ad avere anche quel ridente lembo solitario, per convertire agevolmente l’erba in cemento, il cemento in denaro sonante... Ma nonno Key resta convinto del suo fermo no: è un uomo di coscienza, soprattutto, e di scienza, lui. A proposito: come scienziato è convinto di aver costruito una macchina del tempo per viaggiare nel futuro; ora il fatto che lo porti a ritroso nel tempo è solo un dettaglio. Assieme all’allegra combriccola di nipoti e pappagallo Pepito, parte convinto di proiettarsi in avanti a sbirciare l’adolescenza dei nipotini, per ritrovarsi nel bel mezzo di una battaglia medievale: buffoni di corte (Buffaldino), donzelle (Pulzella Isabella de Nasinsù), cavalieri, torri e castelli. Inutile dire che non manca nessuno, perfino il perfido Signor Zero che li ha seguiti, pronto ad dar loro del filo da torcere...
Come salvare la Pulzella Isabella de Nasinsù dalle mani del Signor Zero? Ma, soprattutto, come ritrovare la strada di casa alla fine di questa avventura? Riusciranno i nostri eroi a tornare nel XXI secolo in quel angolo di giardino sotto la Tangenziale Est? Ma sarà poi davvero lì a Roma questo angolo? Beh, se non fosse per il dissonante fazzoletto di prato, l’illustrazione di apertura ha proprio quest’effetto di proiettare il lettore (romano) dritto dritto su quel tratto di tangenziale che viaggia sopra al quartiere (romano) di San Lorenzo... Ma veniamo al racconto e al gioco in esso contenuto. Per aiutare il Doctor Key, i suoi due nipoti e Pepito (il pappagallo) a ritrovare la via di casa e proseguire nella storia, i nostri bambini dovranno cercare una serie di oggetti minuscoli (e nascostissimi) nascosti in 5 tavole illustrate, doppie e piene, zeppe, stracolme all’inverosimile di particolari. Certo, è inutile dirlo, non è un libro fatto per la delicata fase dell’addormentamento. Dunque, non vi sognate di leggere questa come storia della buona notte ai vostri bambini, magari pensandovi nella penombra della cameretta. È un libro-gioco (e come tale va giocato), per il quale si raccomanda una lettura diurna, da effettuare sotto una adeguata (eccellente) fonte di illuminazione, altrimenti i vostri bambini si divertiranno meno e voi diventerete pazzi. Perché senza dubbio Lorenzo Terranera (tra le altre cose, la “firma” del muro/scenografia/sigla della trasmissione televisiva Ballarò) illustratore di questa storia “se la deve essere divertita molto” a mettere nascostissimi gli oggetti in queste tavole. Con la complicità beffarda di Janna Carioli (tra le altre cose, autrice del programma televisivo la “Melevisione”) che non poteva dar vita a una trama più intrigante. Con Viaggio nel medioevo siamo al secondo appuntamento della collana Doctor Key, una serie di libri gioco sulla Storia editi da Lapis: partiti dall’antica Roma, si passa qui per il Medioevo, si ritornerà all’antico Egitto, e poi alla volta del Rinascimento. E mentre sono qui che scrivo non posso fare a meno di figurarmi un duetto/terzetto (1-2 bambini/1 adulto) armato di lente di ingrandimento per cercare il secondo corvo (perché sono due: non è mica un errore di battitura, eh!), dell’illustrazione della battaglia medioevale. Buon divertimento e niente paura (avvicinatevi che vi svelo un segreto…): alla fine del libro ci sono le soluzioni di ognuna delle cinque tavole. Ma questo ai bimbi non glielo dobbiamo mica dire subito, no?

 

 

 

 
 
 
 
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