Dogchild

Dogchild

Jeet è un “figliodicane”, li chiamano così i ragazzi che sono cresciuti insieme alle bande di cani randagi che popolano i deserti delle Terremorte. C’è stato un tempo in cui Jeet faceva affidamento solo sul proprio istinto di cane, sulla propria forza e velocità. Era il tempo in cui Jeet osservava una semplice regola di sopravvivenza: il cibo non va mai sprecato, tutti hanno diritto a mangiare se ci riescono. Quel tempo è passato, Jeet è stato ormai riportato alla sua umanità da Aster, suo mentore e protettore. Ora vivono insieme a una piccola comunità di sopravvissuti in un’antica città fortificata, ma al di là delle mura è la completa rovina. I Dau, un clan di nemici dotato di più armi e munizioni, tiene in assedio la città e non aspetta che il momento giusto per sferrare l’assalto definitivo. Lo stallo dura ormai da troppo tempo, le scorte d’acqua iniziano a scarseggiare. Non resta che un’ultima mossa agli assediati, l’intera tribù è chiamata a compiere qualcosa di epico. Ecco perché Gun Sur, condottiero e stratega della città, ha pensato proprio a Jeet per affidargli la missione più importante della sua vita...

Ennesimo romanzo young adults per questo autore inglese ormai specialista del genere. Fin dal suo esordio letterario (Martyn Pig, romanzo del 2003 vincitore del prestigioso “Branford Boase Award”), la caratteristica principale delle opere di Brooks è la stessa che emerge anche qui: solo i più meritevoli vanno avanti nella perenne lotta della vita. Sì, vivere è lottare. Si lotta per emergere, per guadagnarsi un’aspettativa, per mangiare, per sopravvivere. Si lotta per affermarsi sugli altri simili e per preservare la propria unicità. Una lotta aperta a tutti. Tutti hanno diritto a partecipare, ognuno con le proprie possibilità, ma spesso vince chi è più addestrato, chi mette il proprio bisogno davanti agli scrupoli morali. Un messaggio forse eccessivamente duro per un’opera destinata a un pubblico di lettori adolescenti, ma contiene in sé un certo grado di grandiosità epica. Ciò che non molti hanno notato, o non vogliono notare, è che questo genere di romanzi ha ormai preso il posto degli antichi poemi epici. Sparuti e sporchi sopravvissuti, piccole comunità di umani regrediti al livello quasi selvaggio, al posto di morigerati cavalieri in armatura; le più crude e basse necessità di sopravvivenza per se stessi e la tribù al posto dei nobili ideali, questi i validi motivi per cui combattere e mettere in gioco la propria vita. I giovanissimi eroi di Brooks fanno semplicemente ciò che è necessario fare, non si lanciano con spavalderia nella mischia, non desiderano affermare la propria ragione con il filo della spada. Questi i cardini e i caratteri della nuova epica distopica: la fuori c’è la giungla e dobbiamo essere preparati, bisogna guadagnarsi il diritto a sopravvivere. Può sembrare spietato, eppure, tutte le forme di vita sono uguali davanti alla necessità. Uomini, animali, perfino mostri, tutti con gli stessi diritti anche se non tutti con le stesse possibilità.



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