Dov'è Wally?

Dov'è Wally?
“Ciao amici! Mi chiamo Wally e sto per fare il giro del mondo. Se volete posso portarvi con me! Il vostro compito sarà quello di trovarmi.” E non sarà facile, ve lo assicuro. Anche se a guardare il suo look da nerd-esploratore non si direbbe, Wally ha un debole per i luoghi affollati ed è lì che dovrete scovarlo. Un piazza nell'ora di punta, una spiaggia agostana, una pista da sci in alta stagione, una stazione ferroviaria, un aeroporto, ... dodici location stracolme di gente, animali, oggetti. Aguzzare la vista non è un consiglio, ma una regola di sopravvivenza...
Se il vostro bambino deciderà di accettare la sfida, non passerà molto prima che l'inconfondibile sagoma di Wally – cappello con pon pon, occhiali tondi, maglietta bretone a strisce orizzontali bianche e rosse, blue jeans, bastone da passeggio – diventi un punto cardinale del suo campo visivo: gli capiterà di intravederlo nei posti più impensabili, di intuirlo con la coda dell'occhio, di cercarlo invano durante le passeggiate. Tutti effetti collaterali, ahimé inevitabili, della Wallymania... Il successo planetario di Where's Wally? (la serie è un super best seller da 50 milioni di copie, pubblicata in 40 paesi diversi) ha reso Martin Handford una celebrità e il protagonista delle sue storie un’icona inconfondibile. Dal lontano 1987 sono apparse sei diverse avventure di Wally - L'Ippocampo ne ha già pubblicate tre - e inevitabilmente il personaggio ha tracimato in altri settori merceologici (bloc-notes, poster, videogiochi), e al merchandise bisogna aggiungere anche una strip e una serie tv a cartoni animati. Un successo che premia il lavoro ultrametodico di Handford - già specializzato come illustratore freelance in scene di folla – capace di impiegare fino a 8 settimane per realizzare le tavole su doppia pagina che ritraggono Wally assieme alle centinaia di personaggi di contorno. Il livello di dettaglio che raggiunge è davvero inquietante e la quantità di particolari da individuare virtualmente infinita. Non c'è un centimetro quadrato senza almeno un paio di soggetti impegnati in una qualche attività (se esiste l'inferno degli agorafibici, deve assomigliare a una delle scene disegnate da Handford). La scioltezza del tratto, i colori e l’ironia delle situazioni che coinvolgono le folle fanno il resto. Per evidenti ragioni di leggibilità il libro è di grande formato e la longevità del gioco è garantita dalle liste di ricerca extra che si trovano in appendice (dove sarà mai "Il bambino mummificato dagli amici" nello scenario dello Stadio Olimpico?). Infine una curiosità. Il “format Wally” è diventato così popolare da ispirare non soltanto un buon numero di imitatori su carta ma anche qualche emulo in carne e ossa. Come quel mattacchione di Matthew "Matt" Harding, meglio conosciuto come “Dancing Matt”. Vi ricordate quei video cliccatissimi (“Where The Hell Is Matt?”) che lo vedevano impegnato nel suo classico passo di danza nel bel mezzo dei più suggestivi siti del mondo? A volte bisogna temere anche i libri per bambini…

 

 
 
 
 
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