E Picasso dipinge Guernica

E Picasso dipinge Guernica

È una fine secolo calda di eventi. Il motore delle automobili sta per sostituite il galoppo ormai troppo lento dei cavalli, presto si potrà viaggiare sull’Orient-Express, un treno che attraversando l’Europa arriva fino a Costantinopoli, oltre le porte dell’Asia. È il 1881 e mentre Edison mostra a Parigi la prima lampadina elettrica, nell’ottobre dello stesso anno, in Andalusia, nasce Pablo Picasso, sulle colline di Malaga. È bambino e già ha voglia e talento per disegnare, inizia a dipingere con il padre pittore, insegnante e direttore di un museo locale. Pablo dà il via alla sua palestra d’artista disegnando studi d’uccelli, nature. La vera passione di Ruiz, padre del piccolo Picasso, sono le colombe, che il bambino continua e continua a perfezionare per lui. Così cresce la vocazione del ragazzo, che a tredici anni già sceglie la sua strada, pittore. A quest’età, piuttosto precoce, incomincia a focalizzare quello che gli interessa carpire nel soggetto, nelle cose ma soprattutto nelle persone. Proprio di questo periodo sono il suo primo autoritratto e La ragazza a piedi nudi, un primo esempio dello stile che non tradirà, seppur debba ancora crescere e maturare: la pastosità del colore, i volumi solidi che emergono dallo sfondo, la figura concreta e l’espressione di vago malumore carpita con intelligenza. Ai suoi diciannove anni si trasferisce a Parigi; sono gli albori del 1900, il primo metrò si insinua sotto la terra proprio a Parigi e il primo Zeppelin vola sul lago di Costanza. Pablo Picasso, ormai deciso nella sua identità di pittore studia le persone per strada, frequenta il circo e il Museo delle Arti africane. Si appassiona agli arlecchini, ai saltimbanchi, dei quali percepisce l’ironia e la sottile tristezza, ma qualcosa deve ancora cambiare, ancora il realismo formale non riesce a contenere la potenza della realtà di cui Picasso vuole raccontare e che sta mutando. Il 26 Aprile del 1937 alle 16.30 il cielo di Guernica si oscura, la cittadina spagnola viene quasi rasa al suolo, e Pablo Picasso non può tacere davanti all’orrore…

Una biografia di Picasso che impernia il senso del suo racconto su una sola opera, Guernica. Intorno a questa Alain Serres costruisce tutto il percorso che Picasso ha attraversato dalla gestazione ai mutamenti post produttivi legati all’opera. Un’enorme tela che ancora oggi è simbolo di denuncia, sublime e terrificante, nei confronti delle violenze della guerra, per rimanere nelle contingenze storiche originarie, e monito contro ogni violenza. Tende a sottolinearlo E Picasso dipinge Guernica attraverso la testimonianza ad apertura e chiusura del volume, di foto riguardanti manifestazioni in piazze e strade di diverse città del mondo nelle quali la riproduzione del quadro viene esibita come vessillo di pace. Un libro quindi che procede in ascesa cronologica dall’acquisizione della competenza tecnica alla ideazione e produzione dell’opera che prende le mosse dalla degenerazione storica del 1937 ad un post Guernica, figlio della consapevolezza e poi della riconquista di positività e speranza. Delicato fil rouge che accompagna il cammino del lettore è la colomba, di quelle, numerose, disegnava da bambino con il padre; da quella nera e spezzata, oltraggiata e depressa proprio in Guernica, a quelle di nuovo bianche e ad ali spiegate, dipinta per esempio nel 1949 in occasione del Congresso mondiale dei fautori della pace tenutosi a Parigi. Un grande libro delle immagini e delle sensazioni, prima che delle informazioni tecniche e storiografiche; il testo è costruito e scritto con semplicità adatta ai ragazzi, quella non semplicistica e approssimativa che a volte si incontra leggendo un volume rivolto ai molto giovani, ma proprio l’inverso, celebra la linearità pulita, sincera, emozionale che i ragazzi con la loro sensibilità possono apprezzare e di cui si possono stupire. La metà del libro regala un paginone centrale che si apre a doppio foglio regalando tutta la poesia di Guernica; una climax che dalle prime pagine cresce dall’autoritratto giovanile, agli arlecchini, al periodo cubista e che esplode nel bianco e nero folgorante dell’opera pacifista per placarsi e addolcirsi nei colori accesi, i violetti, gli azzurri i bianchi limpidi del dipinto La gioia di vivere del 1946 o delle colombe. Opere che raccontano una racconto nel racconto, non la storia di generale di Picasso, ma quella del quadro che ha parlato chiaro alla storia, e che ancora continua a dare pugni nello stomaco a chiunque vi si imbatta.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER