Elfi al quinto piano

Elfi al quinto piano

È uno strano incontro quello che Manuel, Camila e Shonda, insieme alle loro mamme Isabella e Dominique fanno alla stazione di R.: la famiglia Greco Aiden è appena arrivata per trasferirsi qui definitivamente, per la precisione al numero 10 di via dei Camini Spaziosi, quindi è piena di bagagli contro i quali va a schiantarsi Olivia, un’allegra ragazzina terribile che cavalca una strana valigia, anzi una “valimobile” come la definisce lei, aggiungendo che se l’è appena costruita da sola. Ma c’è qualcosa di strano che non riguarda la piccola inventrice, ma che ha il sapore dell’ostilità. La famiglia resta turbata, ma pensa che tutto dipenda dal fatto che sono facce nuove appena arrivate. Appena usciti dalla stazione, le mamme e i loro tre bambini si trovano di fronte a un grande spettacolo: la giornata è tipicamente invernale, ma i colori dei palazzi sono così brillanti! L’unica cosa non colorata è un manifesto del sindaco, il dott. Noia (che strano cognome!), che augura un Buon Natale a tutti i cittadini di R, aggiornando il record: da cinque anni in questa città non succede nulla di brutto. Centoquattro gli scalini da salire per giungere alla loro nuova casa, al quinto piano di un palazzo arancione con l’intonaco un po’ scrostato, da dove si intravedono i mattoncini rossi... L’appartamento è freddo, piccolo e poco invitante, ma la proposta di dormire tutti insieme nel lettone supera qualsiasi difficoltà. Il trasferimento d’altronde si è reso obbligatorio perché la famiglia Greco Aiden, che proviene da un Paese molto lontano, è stata giudicata come illegale dal nuovo presidente appena eletto. Motivo? Perché sono illegali tutte quelle famiglie dove ci sono due mamme. Isabella e Dominique avrebbero rischiato, quindi, di finire in prigione...

Destinato ai bambini, Elfi al quinto piano è una lettura che non fa male nemmeno agli adulti, anzi! Ritrovare un po’ dello spirito fanciullesco, della disponibilità, della leggerezza, della volontà di condivisione, della capacità di abbattere le barriere propri dei più giovani ci pone di fronte a un esame che, se non proprio di coscienza, almeno deve essere approfondito e sincero sui nostri comportamenti. E così scopriamo tutte quelle volte che abbiamo allontanato gli altri, chiudendo gli occhi sulle loro vicissitudini, difficoltà, esigenze che abbiamo così ignorato tranquillamente, non preoccupandoci, nemmeno per attimo, che condividere spesso scalda il cuore, aiutare ci rende migliori e preoccuparci degli altri fa sì che domani, quando anche noi ne avremo bisogno, ci saranno altri che si preoccuperanno per noi, con un gesto, una parola, un abbraccio di conforto. Tutto poi, in questa dolcissima favola, è cosparso della polverina magica del Natale, di una figura alla quale faremmo bene a credere ancora, almeno nello spirito, perlomeno per essere forti del suo esempio disinteressato, anche se non sempre gira sopra una slitta trainata da renne, solcando i cieli di tutto il mondo, la notte di Natale! Insomma, ogni tanto tornare bambini potrebbe aiutarci a prendere la vita con maggiore leggerezza, a capire che l’umanità può progredire e andare avanti soltanto nella condivisione, soprattutto potrebbe aiutarci a ritrovare la via del cuore che abbiamo smarrito in nome dell’egoismo e della prevaricazione. Il consiglio, quindi, se mai possiamo essere in grado di darne uno, è di regalare questo libro a figli e nipoti, ma preoccuparsi di leggerlo insieme a loro, lasciando spazio alla loro saggezza disinteressata.



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