Emily The Strange - Tempi oscuri

Emily The Strange - Tempi oscuri
La scorta di roccia nera liquida con cui fa funzionare le sue assurde invenzioni è terminata e a Emily, tredicenne vulcanica con propensione al fai da te, non resta che costruirsi un nuovo alimentatore. Però, per ottenere uno sconto studenti nel negozio dove vendono il materiale che le occorre deve presentare il tesserino di studente in corso di validità. Il che comporta iscriversi a scuola. Il problema è che in 13 anni di vita ha passato in classe solo 13 giorni effettivi. Non che sia contraria all’istruzione, ma in tutte le scuole dove è entrata di istruzione non ne ha trovata neanche un po’. Comunque, il tentativo di far parte dell’entusiasmante mondo scolastico di Duntzton va storto e scatta il piano B: falsificare il sospirato tesserino. Ma la mamma viene a sapere che il primo passo della figlia verso un’educazione canonica è fallito e, siccome è pur sempre una mamma, la cosa non le va a genio. Soluzione proposta da Emily: studiare a casa. Il programma che elabora comprende materie tipo Pratiche Avanzate di Autodifesa, Teoria dei Numeri Complessi, Grandi Poeti del XIII secolo. La mamma ci aggiunge storia. È così che Emily viene a scoprire molte cose stupefacenti sulla Famiglia Strange. Ad esempio, che circa ogni cento anni nel suo parentado compare una zia dotata di qualche talento particolare come la prozia Millie, che pur essendo defunta da secoli continua a manifestarsi in una scatola da scarpe. Tutte queste zie, le “Zie Oscure”, sono state molto longeve, tranne Lily, che aveva capacità di guaritrice ma non era stata in grado di guarire se stessa, visto che era morta di febbre bianca a 13 anni. Di lei è rimasto un cimelio custodito in un baule. Divorata dalla curiosità Emily lo apre e ne schizza via una coda di gatto, guizzante e senza il rispettivo felino attaccato. La faccenda è talmente sospetta da indurla a partire con la Macchina-Fuori-Tempo di sua fabbricazione per risolvere il mistero della sua ava. Ed eccola sbalzata in pieno Settecento...
Emily the Strange è una ragazzina che tiene fede al proprio cognome. Adesso capiamo che le ragioni della sua stramberia sono genetiche. Infatti Emily appartiene a una discendenza femminile con poteri singolari e una propensione per l’esistenza notturna. Nel senso che sia lei che le sue antenate dormono preferibilmente di giorno ed escono di notte. Vederla sbarcare nel diciottesimo secolo, con il miniabito nero e le Mary Jane bianche ai piedi, il modo pittoresco di esprimersi e il poco ortodosso modo di comportarsi, è il preludio a una serie di situazioni paradossali e divertenti. Non delude questo terzo capitolo della saga dedicata al personaggio creato da Rob Reger e intorno a cui ruota un merchandising degno di Hello Kitty. Anzi, dopo i precedenti romanzi, Tempi oscuri sorprende piacevolmente per uno sviluppo narrativo più coerente e meglio congegnato. Insomma, questa volta c’è una storia che non sembra solo messa lì a far da contorno alla figurina con la faccetta bianca e la frangiona nera. Ora che l’abbiamo messa meglio a fuoco, questa Emily ci sta più simpatica. I pregi in fondo non le mancano: ama i gatti, non ama la gente, è una solitaria irriducibile e appagata, ed è diversa dagli altri per genuino e spontaneo anticonformismo. Non sarà un modello convenzionale di virtù ma, come diceva anche la prorompente moglie di un celebre coniglio, non è colpa sua se la disegnano così.

 

 

 

 
 
 
 
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