Ernest & Rebecca - Nonno bestiaccia

Ernest & Rebecca - Nonno bestiaccia

“Rebecca, è ora di andare a scuola!”, la mamma va a svegliarla, dolcissima. La piccola si stropiccia gli occhi, dice che a scuola non può andare, perché sta male, come sempre, e poi il dottore è stato laconico, “Ti devi riposare!”. La mamma fa finta di niente, la colazione è in tavola. A tavola Rebecca incontra il suo adorato Ernest, il buffo microbone verde con l’aria da Stregatto, il suo amico speciale che nessuno può vedere. È più grosso che nei giorni prima, forse perché mangia parecchio più di lei. A tavola ci sono anche la sorella ribelle, Coralie, e il papà, nascosto dietro al quotidiano. Ma quello non è il suo papà, è Sam, il grigio compagno della mamma. Rebecca sbraita: “Non sei il mio papà! Vattene”, e soprattutto, puntando il dito, coglie una differenza esemplare: “Il mio vero padre sa fare il robot! È un papà robot. E non sei tu!”. La mamma, stizzita, sbotta: “Papà robot è rotto, capito? Rotto. È chiuso nell’armadio, e ci rimarrà a lungo. Perché non ha più le pile. Guarda...”. Ed effettivamente, là nel ripostiglio, c’è un papà robot, forse addirittura a molle, abbandonato, con gli occhi pallati. Oh no. Papà! Papà!, grida la piccola Rebecca. Era solo un incubo, per fortuna. A risvegliarla è la nonna. Sta in campagna, Rebecca, coi nonni, tutta tranquilla. Un poco annoiata, magari. Forse perché sono i primi giorni. Rebecca allora si lamenta un poco, le coperte prudono, il letto cigola, ma nonna la coccola e la tranquillizza. Un poco riprende sonno un poco no. Là in campagna i rumori sono ben differenti da casa, gli armadi cigolano, le persiane sbattono con niente, da fuori non si sente altro che il gallo matto che canta ogni venti minuti. Nonno Bestiaccia e Nonna Pastrocchia badano a lei con tanto amore. Papà e mamma si sono separati e le mancano tanto, tutti e due. A tenerle compagnia veramente è Ernest, il suo amico microbo. La salute va così così, tossisce tanto, la gola pizzica. Nonno dice che va bene così, che deve respirare quell’aria pura, che viene dalle montagne e dal mare. Ha ragione. Nonno dice anche che lui lo conosce da un sacco di tempo, Ernest, da quando era piccolo, proprio come Rebecca. Nonno dice che non è vero che papà e mamma hanno smesso di amarsi, dice che loro si ameranno per sempre, davvero, anche se non vivono più insieme. Rebecca apprezza, ma non la manda mica giù. “Non hanno il diritto di separarsi! Hanno delle responsabilità! Non hanno il diritto di rovinare la vita a me e a Coralie! Gli adulti sono stupidi...”. È proprio bello avere un nonno, è magico, pensa la marmocchia. Un po’ come quel suo amico microbo, “sa un sacco di cose che ti fanno stare bene”...

Terzo dei nove albi della saga di Ernest & Rebecca [nove, sin qua: giugno 2020; quattro in IT, pubblicati da Star Comics], Nonno Bestiaccia è un tripudio di leggerezza, di gentilezza e di innocenza. La piccola Rebecca continua a vivere il suo periodo difficile, dovuto in parte alla malinconia per la rottura tra i suoi genitori e in parte al gran numero di influenze che si becca, perché è fragilina. In questo numero, giganteggia la figura del nonno, un contadino umanissimo, verace e saggio, di quella saggezza antica che ben conosciamo e tanto, e in tanti rimpiangiamo. È un albo dedicato alle indimenticabili vacanze che soltanto in infanzia e in adolescenza riusciamo a vivere con tanta intensità, è soprattutto un’elegia della vita in campagna e delle vacanze in campagna, raccontando restituendo con esattezza l’emozione e lo stupore di un bambino che assapora, per la prima volta, il contatto con la natura e con la nostra quasi perduta civiltà contadina. Stavolta il microbo Ernest è, man mano, leggermente defilato, almeno rispetto ai primi due albi; la bambina vive un periodo felice e la compagnia dell’amico immaginario non serve. Gli “amici reali”, prevedibilmente, si fanno sempre più largo e la sensazione è che il prode Ernest si stia trasformando in una sorta di tigrotto di Watterson. Come si accennava già nel secondo albo, la storia della “sintonia” tra Nonno Bestiaccia ed Ernest sembra proprio essere vera; badate a quanto accade in questo numero, si direbbe che si nasconda un altro pezzo di storia che, probabilmente, verrà definito meglio nei prossimi albi. Il subplot della sorella adolescente alle prese con incertezze e timidezze del primo amore, e con la paranoia per l’isolamento in campagna (dove il telefonino non prende e quindi il fidanzato non si riesce a sentire...), è ben fatto e non oscura né offusca il resto della vicenda, stabilendo adeguate distanze tra il mondo di Rebecca e quello di Coralie. I disegni di Antonello Dalena sono buffi, tondi e coinvolgenti; le atmosfere restituite sono famigliari e tenere. Meravigliosa la maglietta di “Ghostbuster” indossata dal papà di Rebecca quando torna a prendere lei e la sorella in campagna – a occhio e croce è la stessa che aveva comprato da ragazzino nel 1984, quella che s’illuminava al buio, fosforescente.



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