Fedoro

Fedoro
Jackson non è uno da amici immaginari: gli piacciono i fatti. Sono quelli che contano per gli scienziati, mentre le storie, in fondo, non sono altro che bugie. Perfino da piccolo: il suo libro preferito era in effetti più simile a un dizionario che a una storia. Cosa dovrebbe pensare e fare un bambino così serio al (ri)comparire di un gatto, inventato a sette a anni, dal fantasioso – questo sì – nome di Fedoro? Fedoro è cresciuto con Jackson, cammina ancora su due zampe ma ora è enorme: fa surf con magliette spiritose e occupa tutta la vasca da bagno. Come Jackson ama le gelatine viola e sembra arrivato solo per metterlo in difficoltà. Perfino parlarne con la migliore amica Marisol o con la sorella Robin è imbarazzante. Non è come quella volta che hanno dovuto abitare in macchina per qualche mese e che suo padre doveva suonare per strada con il cartello creato apposta da Jackson… Certo, anche ora il papà sta spesso troppo male per lavorare, la famiglia sta organizzando un mercatino di quasi tutto quello che possiede e fa un po’ di fatica a mettere insieme qualcosa da mangiare… ma la mamma e il papà continuano a dire che tutto va bene.

Fedoro ci porta in un mondo in cui la crisi è dietro l’angolo, la povertà non è una probabilità remota e la difficoltà di trovare lavoro (per motivi di salute o per qualunque altra ragione) influisce pesantemente sulla vita di una famiglia. L’amico immaginario di Jackson ha il compito di riequilibrare i pesi tra realtà e fantasia, di restituire uno spazio di sollievo a un ragazzo fin troppo maturo che non subito lo accetta. Il fatto che i genitori si nascondano dietro un ottimismo non sempre motivato cercando, in questo modo, di evitare traumi ai ragazzi, non vuol dire che le tensioni non si sentano o che le paure non si facciano strada in un confuso sentimento di incertezza. La verità, ricorda Fedoro, sembra essere l’unica cosa che davvero porta le cose in equilibrio, insieme all’aiuto di altri. Parlare di tutto questo in maniera asciutta ma senza trascurare i bisogni di un lettore non ancora adulto riesce bene a un’autrice abituata a muoversi sul confine tra infanzia e adolescenza e tra mondi fantastici e non. La scrittura rimane asciutta, concisa e non “bambinesca”; la trama è efficace, la fantasia ha un ruolo preciso nel racconto; i personaggi risentono un po’ della brevità del libro ma non sono mai a una sola dimensione.



 

 

 

 
 
 
 
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