Fiabe floreali

Fiabe floreali

Il Paese delle Rose sembra ormai abitato soltanto da fate dall’aspetto triste: la loro Regina tenta invano di tenere i propri amati fiori lontano dalle grinfie spietate del Re del Gelo, che non accetta nessun tipo di dono per lasciare che le meravigliose creature vegetali possano sbocciare. Ogni abitante di quel luogo fatato è addolorato nel vedere che gli sforzi fatti non riescono a sortire alcun tipo di risultato. Tra le idee che si fanno strada, c’è quella della piccola e graziosa Violetta, che propone di sostituire i tesori che il gelido regnante non sembra apprezzare con un gesto di vero calore: far sentire al cuore arido del Re la forza “di un instancabile amore” che tutto può cambiare e migliorare. Timida e con la speranza di aiutare gli elfi e le fate del suo un tempo gioioso paese, Violetta si reca dal tiranno e con modestia ed estrema gentilezza, riesce ad ammansirlo, facendolo allontanare dal suo castello che si scioglie sotto i raggi caldi del sole, mentre la natura tutto intorno riprende a vivere serenamente… Lungo un fiume si trova una bella rosa con le sue piccole gemme. All’arrivo della notte, come ogni giorno, le gemme si accoccolano alla propria madre protette dalla luce delle stelle. Una delle due non si accontenta delle gocce di rugiada ricevute quotidianamente dagli elfi, desiderando una stella per risplendere sulle altre rose. Preferisce la luce effimera di una lucciola che però la porta quasi a seccarsi miseramente. Quando si accorge che la sua superbia sta per farla seccare, una goccia di rugiada le ridona fulgore e felice comprende che non commetterà mai più quell’errore…

Pubblicata per la prima volta nel 1854, questa raccolta di storie fiabesche fu scritta dall’autrice sei anni prima – quando Louisa aveva solo sedici anni – per la sua cara amica Ellen Emerson, figlia del grande poeta americano Ralph Waldo Emerson (ricordato nell’epigrafe, ndR). Il libro, come la scrittura in generale, le servì per allontanarsi, almeno temporaneamente, dal periodo buio di povertà in cui versava la sua famiglia, ma non divenne mai un successo letterario, facendole a malapena guadagnare trentacinque dollari – equivalenti a poco meno di mille dollari attuali. Si possono facilmente percepire i bagliori del talento della grande scrittrice, ma tutte le storie non appaiono raffinate come lo saranno i suoi successivi romanzi. Siamo a metà del secolo diciannovesimo, un periodo buio in cui in America si iniziano a gettare i semi di quella guerra civile che dopo qualche anno farà centinaia di migliaia di vittime e riorganizzerà politicamente la nazione. Louisa vive e vivrà, suo malgrado, anni difficili e si rimane stupiti dalla sua capacità di evadere in un mondo altro in cui i colori e la gioia la fanno da padrone; un mondo in cui le fatine si preoccupano dell’arricciatura dei capelli o della preparazione di un vestito. È un’adolescente, sì, ma un’adolescente già matura e responsabile, che fa mille lavoretti per aiutare la famiglia. Quindi, se da una parte queste fiabe non rendono giustizia al nome della Alcott perché acerbe, a volte tremendamente zuccherose e fortemente intrise di una evidente nota di moralismo che deriva dall’educazione religiosa ricevuta, dall’altra sono una testimonianza davvero molto interessante della scrittura giovanile americana dell’Ottocento.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER