Frida e Diego

Frida e Diego

El dia del los muertos è arrivato.  La giovane Frida ha un incarico semplice ma di fondamentale importanza: deve procurasi le calaveritas de azúcar, i tipici dolci a forma di teschio del giorno di festa. Nel frattempo fervono i preparativi fin dall’alba. Il papà è in città per i fuochi d’artificio e le candele, mentre in cucina l’intera famiglia sforna tacos  e pan de muertos a ritmi da catena di montaggio. Quando arriva finalmente il momento, la famiglia si trasferisce al cimitero per la veglia sulle tombe dei cari estinti, tra musica, lucine, cibarie e vasi stracolmi di cempasúchil. Frida però intravede in mezzo ai cespugli Diego, il suo fidanzato, intento a baciare Rosa Spinoza (che tra parentesi è la migliore amica di Frida). La bambina, cieca di gelosia, si slancia contro la coppia e Diego, vista la mala parata, si dà alla fuga correndo a perdifiato verso la zona nuova del camposanto, quella meno frequentata. Ma la sua corsa si interrompe su una radice di mango che lo proietta direttamente in una profonda fossa ancora aperta. Frida non esita un attimo e si getta dietro di lui, non senza aver prima assicurato la sua lunghissima treccia ad un albero vicino. Nel regno sotterraneo farà la conoscenza di un xoloitzcuintle parlante (una tipica razza di cani messicani… che di norma però non parla) e, nel tentativo di ritrovare Diego, si imbatterà nella sinistra e magrissima figura di una donna scheletro. Grazie all’intervento del cane e alla prontezza di spirito di Frida, i due bambini riusciranno a riguadagnare l’aria aperta e la salvezza… 

Per chi non lo sapesse, el dia de los muertos (“il giorno dei morti”) è una festa messicana che ricorre il primo novembre e sta ad Halloween come un film di De Sica sta a Guerre Stellari. Radicato profondamente nella cultura messicana el dia de los muertos celebra insieme la presenza della morte che permea le nostra realtà terrena e la vitalità dell’oltretomba, in una commistione di simboli che richiamano sacro e profano, vita e morte, sempre in bilico tra il macabro e il gioioso. Fabian Negrin, argentino di nascita, messicano d'adozione e italiano di destinazione, confeziona per i suoi giovani lettori una favola messicana (come recita il sottotitolo) che celebra il folklore locale con un tributo indiretto all’arte che lo ha reso popolare nel mondo. Dietro Frida e Diego ovviamente si nascondono la celeberrima pittrice Frida Kahlo - che anche nella versione bambina del libro non abbandona il monosopracciglio - e Diego Rivera, grande muralista messicano  con cui Frida ebbe una lunga e complicata storia d’amore. I due, adeguatamente rimpiccioliti, scivolano leggeri lungo il sentiero di una storia che ha tutti i crismi di un viaggio nell’oltretomba, con tanto di scheletri e di femori scricchiolanti, di cadute, di fughe, di ritorno alla luce (e alla vita). Il clima però non è orrorifico e la scrittura, che si mantiene su un tono di placida medietà, non procura batticuori. Lo sconvolgimento arriva dalle illustrazioni di lussureggiante bellezza che trovano sfogo nel formato maxi dell'albo e in una messa in pagina che le libera dai vincoli consueti. Più che accompagnare il testo, costruiscono un racconto parallelo e perturbante, in cui il gioco delle prospettive non è mai gratuito e la stupefacente tavolozza di colori ricrea un’atmosfera crepuscolare che accoglie, mescolandoli, elementi che rappresentano simbolicamente la natura, la vita e la morte. Un bel regalo per un Halloween alternativo, alla moda azteca (o tolteca), ma soprattutto l’ennesimo pezzo di bravura di Fabian Negrin che mette d’accordo con le sue splendide tavole un po’ tutte le generazioni di lettori.

 


 

 

 
 
 
 

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