Gabriel

Gabriel

Fuori dalla Fondazione, oltre la rete metallica, si estende una fitta boscaglia di cui non si scorge la fine. È in quei luoghi distanti dai dottori che l’hanno torturato per anni che spazia lo sguardo spaurito di Gabriel, luoghi al sicuro dai guardiani che ora forse hanno scoperto la sua fuga. Libero. Gabriel è finalmente libero dopo dodici anni trascorsi in quel centro di disumani esperimenti condotti sui bambini. Ma lui non è un bambino. Non uno come tutti gli altri almeno, non come quelli decimati dall’epidemia anni orsono. Qualcuno chiama quelli come Gabriel mostri, altri li considerano semplici cavie: eppure hanno un cuore e dei sentimenti, come ogni essere umano. Ora deve allontanarsi più possibile, correre, ed è proprio lì nel verde più fitto che una donna gli tende la mano. Si chiama Noemi, ha la voce dolce e con lei c’è il marito Mark: i due vogliono aiutarlo. Gabriel si fida, per la prima volta da che ha memoria ha fiducia in un adulto. È nel lettino di una graziosa cameretta in casa loro che si sveglia il mattino dopo, quella stanza apparteneva a un bambino, uno dei tanti che ormai non c’è più…

In un luogo imprecisato vicino Novabirsk di un futuro prossimo e dai contorni indefiniti (che sia il 2093 si evince con difficoltà), un virus non specificato ha ucciso i bambini sotto i sei anni, motivo per cui vengono condotti terribili esperimenti su piccoli esseri mutanti nati in laboratorio. Gabriel ha un colorito lattiginoso e mani palmate, per il resto sembra un ragazzino qualunque, ma senza famiglia e con una storia dolorosa alle spalle. Non è l’unico ad essere fuggito dal Centro e non sarà da solo nella sua fuga verso la libertà, incontrerà altri come lui, ma anche gente pronta a tendergli una mano o viceversa a tradirlo. Romanzo distopico per ragazzi a partire dai dieci anni, Gabriel ha un impianto narrativo a tratti lacunoso: non vi sono infatti sufficienti dettagli dei luoghi e dei personaggi, né si conoscono con precisione l’origine e la natura degli esperimenti condotti sui piccoli mutanti. Troppi “non detto” finiscono per lasciare spazio a sterili e fantasiose supposizioni. L’esordio della maestra Lucia Ventura, per quanto pieno di buone intenzioni, non riesce a pieno a catturare l’attenzione dei lettori. Per questo la rimandiamo a settembre!



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