Giù in cantina

Un marmocchio, buffo, curioso e rosso di capelli, è tanto affascinato dal suo papà, uno che fa un lavoro parecchio misterioso: il musicista di jazz. Il marmocchio non ci crede mica; la musica non è un lavoro, no? Sta di fatto che vede il papà andare spesso fuori casa, di sera; ogni tanto prende una valigia e scompare per diversi giorni. “Mi porti con te?”, gli domanda. La risposta è una promessa tenera: “Un giorno verrai anche tu”; già, peccato che quel giorno non venga proprio mai. Il piccoletto s’è accorto di una misteriosa coincidenza: prima di partire, ogni volta, il papà scende giù in cantina. Scende giù e scende giù da solo, perché le scale sono troppo ripide, perché deve lavorare – dice – e perché il piccolo potrebbe farsi male. “Uffa!” - sbotta il rosso. Fin quando una notte, una notte che il padre non c’è, appena la mamma dorme lui prende e trova il coraggio di scendere giù in cantina. Giù, per quelle scalacce ripide. Là sotto fa tanto buio, e più va giù più sente il cuore in gola. A un certo punto arriva sul fondo, prende, apre la porticina e...un barrito elefantesco! Cos’era quel suono pazzesco? Il rosso prende e taglia la corda, chiudendo la porta alle sue spalle; in men che non si dica si ritrova nel lettone con la mamma, la tiene tanto stretta e le racconta tutto quanto. La mamma sa dire subito le parole giuste. Si stropiccia gli occhi, per il sonno, e poi gli spiega che in cantina non ci poteva stare nessun elefante, nemmeno un piccolo elefante, no. Eppure, il rosso stenta a crederle. E così, la notte dopo, forte della nuova assenza del papà, ritrova coraggio e riscende in cantina, portandosi dietro una lucetta, stavolta, una di quelle lucette da comodino, per le letture notturne. Man mano che scende le scale sente tanto freddo, e a ogni gradino il cuore diventa un tamburo. E a quel punto, finalmente, riesce ad aprire di nuovo la porta della cantina, tutto circospetto, e stavola niente barrito... stavolta un rumoraccio di passi, di passi sempre più svelti, s’avvicina (un mostro, sicuro!) e allora non rimane che scappare, di nuovo, non rimane che cercare rifugio dalla mamma e svegliarla e raccontarle un’altra storia. Certo, che mistero, mannaggia, mica può resistere troppo...

Giù in cantina è una storia per bambini e per ragazzi, scintillante di intelligenza, di sentimento e di semplicità: una dolcissima vicenda famigliare, il mistero buffo d’un papà artista e di un figlio che fiuta la diversità e la stravaganza paterna, tingendola di fantasia. I disegni di Sara Riva sono particolamente ispirati: il bambino ha un’eccezionale espressività; le scene, nella loro essenzialità, riescono a catturare lo sguardo del lettore con una certa immediatezza, sprofondandolo nella storia. Particolarmente adorabili gli abbracci rassicuranti della mamma al piccoletto, nel lettone; così le epifanie di un gatto sornione e ovviamente molto taciturno, qua e là. L’ambientazione è per lo più notturna ma sempre amena; tutto è improntato a una certa piacevolezza. L’epilogo sprizza gioia e voglia di vivere. Il mistero svelato è una jam session di arte, amicizia e creatività. Qualche cenno sugli artisti. Claudio Comini, l’autore dei testi, bresciano, classe 1967, è bibliotecario (a Gardone Val Trompia) e scrittore; è stato apprezzato, sin qua, soprattutto per la serie “Le fiabe del jazz”, poi diventata uno spettacolo: cinque titoli, ad oggi, dedicati a Miles Davis, Duke Ellington, Louis Armstrong, Thelonius Monk, John Coltrane. Anima “Oblomov – Il Festival dei Narratori”, una “tre giorni” da poco giunta alla settima edizione (2019). Suoi precedenti lavori sono stati tradotti in Spagna, in Brasile e in Polonia. Sara Riva, l’illustratrice, è designer di formazione e di mestiere. Ama molto matite e pennelli; questo libro è, sostanzialmente, il suo esordio nell’editoria per ragazzi. Non vedo l’ora di apprezzare i suoi prossimi lavori (e così i miei figli).

 


 

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