Giorni felici

Prossimo futuro. Tina e Jerry vivono con mamma e papà al centonovantottesimo piano di un grattacielo di duecentocinquanta piani, che perfora le nuvole perenni che avvolgono la città. I fortunati che vivono così in alto si godono il sole, gli altri si beccano una frequente, cupa pioggia acida. Ogni giorno Tina e Jerry indossano le loro uniformi – complete di maschera antigas – per andare a scuola, ammesso che riescano ad arrivare in tempo, visti i terrificanti ingorghi che spesso bloccano le enormi soprelevate della città. Il papà di Tina e Jerry compra loro un cagnolino robot, che i bambini battezzano Dinky. Va a pile e si nutre di strani cereali sintetici, ma è talmente simile a un cagnolino normale che durante una gita al mare (un mare plumbeo, contaminato da scarichi industriali e abitato da strani animali mutanti) Jerry gli tira una palla in acqua e lui per andarla a prendere va in cortocircuito. L’unica è riportarlo al negozio per farlo aggiustare, e pazienza se per qualche errore di programmazione ora Dinky miagola invece di abbaiare! Qualche giorno dopo, i due bambini aprono una confezione di cozze in scatola e ci trovano uno strano animaletto che sembra gradire i cereali sintetici di Dinky e fugge nello scarico del lavandino…

Giorni felici è uscito all’inizio degli anni ’90 sul supplemento dedicato ai bambini del quotidiano spagnolo “Diario 16”, eccezion fatta per le ultime pagine, realizzate nel 2009 appositamente per questo volume, la cui pubblicazione ha anche un retroscena rocambolesco: una parte delle tavole originali del fumetto infatti è andata perduta durante l’organizzazione di una mostra. È stato l’editore Coniglio a dover ricostruire digitalmente le immagini mancanti partendo dai fascicoli allegati a “Diario 16”, per fortuna con ottimi risultati. Vedere il sulfureo Miguel Ángel Martín alle prese con un prodotto dichiaratamente per bambini è senza dubbio un’esperienza spiazzante, ma non del tutto: il fumettista spagnolo non rinuncia alla sua cifra stilistica e semplicemente depura la storia da sesso e violenza, mantenendo le atmosfere stranianti, il tema della mutazione e del decadimento fisico (qui colorato di ecologismo), la visione di un futuro distopico e spersonalizzante. Sarebbe interessante capire quanto di tutto questo “arrivi” ai piccoli lettori, magari a livello subliminale, misurare l’inquietudine causata da questo tratto minimale, dai dialoghi post-pop, dalla forza distopica delle ambientazioni. O forse le avventure di Tina e Jerry andrebbero invece valutate con leggerezza, per le sghembe, futuristiche favole che sono.



 

 

 

 
 
 
 

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