Grande storia delle invenzioni

Grande storia delle invenzioni
Tre milioni di anni fa (più o meno). I nostri antenati se vanno a zonzo per la terra nudi (e pelosi), preoccupati soltanto di procacciarsi cibo e acqua e di non trasformarsi nella cena dei predatori dell'epoca. Sono tempi bui per i proto-umani, tempi di stenti e di paura. Poi arrivano le “cose”, e la storia del mondo prende un altro corso, ben più promettente. Si comincia con la pietra e il fuoco, si finisce coi microchip dei computer, passando per la polvere da sparo, lo champagne, la macchina a vapore...
La storia delle invenzioni di Neal Layton è una passeggiata nel tempo a passo di carica (4 milioni di anni di progressi tecnologici riassunti in una ventina di pagine) in cui i secoli scorrono alla velocità delle pagine, raccontata con  tono scanzonato e irriverente: per cui “Il medioevo durò secoli, finché un pugno di europei iniziò a pensare un sacco” e John Harrington, inventore del gabinetto, compare al fianco di Gutenberg e Copernico.  Per la fretta qualche invenzione importante è rimasta nella penna e l'accento è sulle “magnifiche sorti e progressive” mentre non c'è traccia degli incidenti e degli insuccessi che costellano la storia di ogni invenzione che si rispetti.  Ma si tratta in fondo di peccati veniali in un libro che non ha di mira il rigore storico ma un affresco rapido e amichevole, ad usum bambini, del fervore creativo della razza umana. E in questo Layton centra il bersaglio con illustrazioni dalla cifra vignettistica, un lettering fumettoso, testi fast-food e, soprattutto, una sarabanda di alette, pop-up e ingranaggi di carta. Marinettiano con ironia.

 

 

 

 
 
 
 
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