Hänsel e Gretel

Hänsel e Gretel
Il cibo scarseggia e non basta per il taglialegna, sua moglie e i due bambini Hänsel e Gretel. Fame e povertà rendono crudeli, ed è così che la moglie convince il marito ad abbandonare i bambini nella foresta. I piccoli hanno ascoltato il piano ed Hänsel, munitosi di sassolini bianchi, li lascerà cadere dietro di sé segnando la strada che li riporterà a casa dopo il primo abbandono. La carestia non tarderà a tornare, così come un nuovo abbandono, sempre nella foresta, ma stavolta più lontano. Hänsel stavolta dispone solo di briciole di pane, che in quanto tali diverranno cibo per gli animali del bosco, cancellando ogni traccia della via di casa. I bambini vagheranno affamati e impauriti per tre giorni, prima di giungere, guidati da un uccellino, presso una casa fatta di pane speziato e vetri di zucchero alle finestre. Impossibile non assaggiare... e per giunta dalla casa uscirà una vecchia signora che invitando i bimbi ad entrare provvederà a ristorarli con cibo e letti in cui dormire. La vecchina, in realtà una strega, chiude Hänsel in gabbia con lo scopo di ingrassarlo per bene prima di mangiarlo, e fa di Gretel la sua servetta...
... e poi tutto prosegue esattamente come dovrebbe, in questa fiaba dei fratelli Grimm, certemente uno degli intramontabili classici della letteratura per l'infanzia: arrostita la strega, i due bambini torneranno a casa (dal padre rimasto solo dopo la morte della moglie), con le 'tasche' piene di perle e pietre preziose del tesoro della strega e di questo vivranno degnamente felici e contenti. Ciò che fa la differenza, facendo di questa un'edizione di Hänsel e Gretel una storia completamente "altra", quasi più autentica, sono i pennelli e le chine di Lorenzo Mattotti - che filtrano questo classico con una luce e delle ombre nuove, espressioniste e forti. La copertina, la scelta del carattere, il bianco e nero e il separare il testo (immerso nel bianco) dalle tavole (nere) sono tutti elementi distintivi di questo progetto editoriale, che ha un corpo e un'anima prima che una testa. Suscita emozioni e meraviglia prima che riflessioni e ragionamenti. Ed è come se, a colpi di pennello e china, Mattotti avesse cancellato (in un processo irreversibile che ci piacerebbe irreversibile) l'edulcorazione che per troppi anni ha afflitto la letteratura illustrata per l'infanzia. Sulla scia della più antica e vera arte per i bambini, Mattotti non fa proprio nulla per rimuovere dal suo segno i corposi fantasmi dell'anti-pedagogia popolare e rappresenta la paura ancestrale. Non lo fa mai "pensando all'adulto che legge con il bambino", pur stando dalla parte dei bambini e dalla parte della loro capacità di reagire alla meraviglia, anche quando questa fa paura. Prosegue il suo lavoro tirando fuori "la sua paura di quando era bambino" ed è come se, incantati da una musica stregata, fossimo tutti, bambini e adulti, trascinati in un viaggio personalissimo ciascuno attraverso le proprie personali paure, rappresentate visceralmente sì, ma senza alcun sadismo, dalle immagini remote e narranti - ognuna racconta una sua storia - che compongono queste tavole. Sono immagini dirette (d)all'inconscio, che chiedono al lettore (fosse anche solo di abituare l'occhio alla loro oscurità), con il garbo e il rispetto propri della sensibilità di questo grande artista. Bianco e nero anche per non cedere alla tentazione di una pedagogia zuccherosa che fa di tutto per sbarazzarsi di ogni problema, sublimando ansie e spegnendo timori, confezionando al bambino un mondo privo di contrasti, un mondo che non c'è. La cura di questa edizione (non si smentisce Orecchio Acerbo, che non è il solo ad aver colto la profondità dell'opera di Mattotti che in Francia esce per Gallimard) e la sua eleganza ne fanno un perfetto libro da regalare, un invito a guardare in faccia le proprie personali paure, il "buio" (anche attraverso luce che filtra tra i rami e le travi), ma "al sicuro nella propria stanza, rannicchiati sotto calde e accoglienti coperte". Un strumento per crescere.

 

Leggi l'intervista a Lorenzo Mattotti

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