I cigni selvatici

I cigni selvatici
Ci vuole coraggio, quando la fortuna non ci assiste. Ci vogliono dolori e fatiche per far valere i propri talenti. Lo sapeva bene Andersen, fanciullo dall’infanzia povera e oscura, piccolo orfano e timido anatroccolo prima che splendido cigno. E lo sa bene Elisa, nata principessa “in un paese lontano, dove se ne vanno le rondini a svernare quando qui si fa freddo”. Elisa è felice insieme ai suoi undici fratelli, però la felicità non dura per sempre. La perfida matrigna, che ha trasformato i giovani principi suoi fratelli in cigni, l’ha esiliata in una capanna di contadini. E anche quando Elisa adolescente potrà tornare al castello non per questo le sue tribolazioni saranno finite: quella donna crudele continuerà ad accanirsi contro di lei. I giorni della principessa fanciulla saranno giorni di isolamento e fatiche, di silenzio ed ortiche, tante ortiche da filare a mani nude, mani ferite da quelle erbe brucianti, mani deformate da disgustose pustole. Ma nessuno è più buono di Elisa, che è dotata di una bontà nativa e profonda, e che, inconsapevolmente, è piena di fascino e di nobiltà. Dunque, anche se il lieto fine spesso in Andersen non c’è (un esempio per tutti è quello della storia de La piccola fiammiferaia), in questo caso i fan della costante di molti racconti fiabeschi così catartica e così gradita ai piccoli lettori, non rimarranno delusi.
Nuova edizione di una fiaba classica e assai nota dello scrittore danese, e di un'edizione di pregio si tratta, per due importanti motivi: la traduzione di Maria Giacobbe e le tavole di Joanna Concejo. Maria Giacobbe, scrittrice di orgine sarda trasferita a Copenghen, ha molto contribuito alla reciproca conoscenza tra cultura danese e cultura italiana. La sua traduzione è estremamente sobria ed efficace. Altrettanto efficaci sono le illustrazioni di Joanna Concejo, immagini di estrema delicatezza e, insieme, forti e decise, proprio in armonia con il carattere di Elisa, l’eroina della fiaba. Joanna Concejo, illustratrice di orgine polacca, vive a Parigi. Prima di dedicarsi ai libri ha sperimentato scultura, video, installazioni. Poi, anche in seguito a cambiamenti nella vita privata, ha trovato il suo nuovo spazio espressivo nella forma e nella misura dell’illustrazione. Ha già all'attivo altri due albi con Topipittori, Il signor Nessuno e L’angelo delle scarpe. Ne I cigni selvatici, i disegni uniscono il mistero, come si conviene alla fiaba, al dettaglio dei più minuti particolari (nelle foglie e nei fiori, i tanti fiori, ad esempio); o, quando sono appena accennati, suggeriscono leggerezza e stupore; oppure, attraverso la descrizione dei personaggi, dei loro sguardi, delle posture, delle proporzioni, evocano sentimenti, presenze, assenze, attese. Un livello di complessità confermato dalla stessa Concejo in un’intervista rilasciata al blog “La scatola del Tè”: "… ci è voluto parecchio tempo per trovare delle immagini che non fossero banali, la banalità arriva facilmente e lo sforzo consiste nell'andare al di là. […] Fino ad ora è stato proprio il testo di Andersen la mia più grande sfida!"

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