I misteri della jungla nera

Il Gange sembra non voler finire mai. Attraversa numerose terre, innumerevoli campi di bambù, si nutre di silenzi sovraumani notturni e insopportabile frastuono di voci e occupazioni umane di giorno. Le “Sunderbunds”, alla foce del Gange sono un ammasso di uomini e animali, paludi e piante tropicali. Nessuno si azzarda ad arrivarci. Nessuno tranne Tremal-Naik, impavido indiano cacciatore di serpenti. Insieme all’inseparabile servo Kammamuri, preoccupato perché il suo padrone è diventato taciturno e malinconico. Il suo è mal d’amore per una donna misteriosa che durante la notte compare a vegliarlo. Ada, insolito nome per una donna indiana, però sembra averlo abbandonato, non appare da giorni. Ma la jungla non lascia tempo per la malinconia: il suono del “ramsinga” preannuncia disgrazie. Aghur, infatti, torna da una battuta di caccia alla tigre con una cattivissima notizia. Hurti è stato assassinato. Dall’ombra di una donna. Tremal-Naik è deciso a scoprire il mistero e a vendicare Hurti. La fitta vegetazione pare attenderlo. Il cacciatore di serpenti ed il suo fido Kammamuri affrontano la jungla senza paura alcuna, ma con il sospetto che la donna che lo ha stregato sia la stessa che ha tolto la vita a Hurti…

I misteri della jungla nera apre il ciclo salgariano de I pirati della Malesia: la figlia di Tremal-Naik e Ada verrà rapita dai Thugs e in aiuto correrà il noto Sandokan, dando inizio a nuove avvincenti avventure di grande successo. Un romanzo capace di intrecciare avventura, amore, amicizia e perfino una velata denuncia verso i dominatori inglesi. La vicenda, infatti, si svolge in India e, nonostante Emilio Salgari non ci sia mai stato, le descrizioni di ambienti, paesaggi e personaggi sono così minuziose e puntuali da apparire assolutamente verosimili. Come verosimili appaiono i personaggi, caratterizzati dai valori della lealtà e della determinazione, anche se tratteggiati lesinando sulle sfumature. Nonostante la trama ricca di colpi di scena, l’uso di termini insoliti e di numerosi neologismi che incuriosiscono e rendono vivace la lettura, il linguaggio è a tratti sorpassato (non dimentichiamo che il romanzo è stato scritto nel 1895) e lo stile è appesantito dalle numerosissime descrizioni. Il romanzo, nell’edizione Il battello a vapore, è arricchito da informazioni e curiosità che seguono una simpatica catalogazione che va dall’abbigliamento alle invenzioni, dalle ricette alla storia, agli usi e costumi. Oltre alle suggestive immagini che impreziosiscono e rendono ancora più avvincente la storia. Una storia adatta ad un pubblico giovane, ma che rischia di deludere i lettori adulti.



 

 

 

 
 
 
 

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