Il castello invisibile

Il castello invisibile

Il sole filtra a malapena attraverso le tende arancioni, sicché il mondo esterno e i suoi rumori restano fuori, ma la scuola e le sue compagne di classe non sono mai abbastanza distanti per Kokoro. Ha chiuso sé stessa fuori dal mondo pur di non sentire le loro risate maligne inseguirla per i corridoi, ma non sarà mai abbastanza forse, non tanto da farla sentire al sicuro. Sua madre vuole che frequenti una di quelle scuole ‘speciali’ per ragazzi problematici, l’hanno visitata insieme e sembrava a posto, i prof erano tutto sommato simpatici, i ragazzi sembravano normali, le aule uguali a molte altre scuole medie del Giappone. Eppure Kokoro non trova il coraggio di andarci, anche stamattina ha il mal di pancia, e anche oggi sua madre prova a insistere affinché ci vada. Ma no. Meglio starsene isolata a guardare la tv tutto il giorno, meglio rifuggire dai contatti con i coetanei, meglio sognare a occhi aperti che una ragazza forte intelligente e bella appena iscritta a scuola, scelga lei come migliore amica. Tanto non accadrà mai, pensa Kokoro: è convinta che nulla di bello possa accaderle, almeno finché lo specchio in camera sua non comincia a scintillare e la risucchia in una realtà da fiaba. Oltre ci sono una bambina con la faccia da lupo, e un castello invisibile in cui trascorrere le sue giornate a caccia di una misteriosa chiave…

L’inferno delle medie non risparmia il tecnologico e colorato Giappone di Mizuki Tsujimura, in quella palude spietata in cui i coetanei non lesinano in cattiverie e offese gratuite, molti giovanissimi finiscono nel tritacarne dei bulli e decidono di abbandonare gli studi. Il non andare a scuola è proprio il denominatore comune che mette insieme i 7 prescelti Cappuccetto Rosso che accedono al castello invisibile. La sensibile Kokoro è la vittima ideale delle angherie delle sue compagne di prima media, prima fra tutte Sanada. Precipitata in un girone dantesco da cui non riesce a uscire, decide semplicemente di non andare più a scuola e ritirarsi nell’ombra fino all’età adulta, diventando una hikikomori, questo il nome dato al fenomeno. Il suo mal di pancia ha un’origine psicosomatica, ma il terrore e l’umiliazione subite sono quanto di più reale ci possa essere. Possono l’amicizia e l’immaginazione essere un antidoto alla cattiveria? Alla fredda analisi di un fenomeno sociale come quello dell’isolamento volontario la Tsujimura preferisce una favola moderna, che tratta con poesia di bullismo e amicizia in un’età così delicata. Che cos’è il castello invisibile se non rifugio, luogo protetto, spazio delle infinite possibilità in cui ogni desiderio può avverarsi? Il castello diventa per i suoi ospiti e per un anno (chiuderà inderogabilmente il 30 marzo) un riparo dalle brutture del mondo reale, l’occasione di essere sé stessi senza essere derisi. Vincitore del Japanese Bookseller Award nel 2018, Il castello invisibile si rivela un racconto moderno e originale che intenerisce e fa riflettere su un tema molto delicato. Per gli under 16 (e non solo) è senz’altro da leggere.



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