Il centro del mondo

Sara è una bambina creativa e curiosa: ama le lezioni e le iniziative dell’impareggiabile maestra Irene ma è sempre in difficoltà quando deve rispondere alla prima domanda di ogni interrogazione: “Oggi che voto daresti alla tua felicità?”. Sara, infatti non è sicura di sapere esattamente cosa sia la felicità, anzi ricorda di essere sempre stata un po’ triste, anche quando era più piccola. In questo periodo, ciò che la rende spesso triste è il ricordo del suo cane Rum. Oltre a questo c’è lo sgradevole soprannome che Emanuele, un suo compagno di scuola, le ha dato dopo aver visto, in piscina, una macchia che Sara ha da sempre sul collo: una voglia scura e un po’ pelosa che a scuola si può nascondere ma in piscina no. A poco a poco Sara fatica a trovare le parole non solo per rispondere a Emanuele ma anche per condividere ciò che le sta succedendo con sua sorella Livia e con le sue amiche Michela e Matilde. La mamma sembra riuscire a dire sempre la cosa sbagliata nel momento peggiore, e il padre forse è troppo distante per riuscire a fare qualcosa. Non serve più a nulla quello spazio che da sempre era il rifugio da ogni tristezza, la sua trasmissione radio personale. Nemmeno la costellazione di Ofiuco-Serpentario e il costume da cavaliere Tisifone sembrano distrarla più. Niente. Finché, al compleanno di sua sorella Livia, con altri studenti di filosofia, Sara non sente parlare di Giordano Bruno. Solo la sua storia, ora, sembra risvegliare in qualche modo il suo interesse…

La toponomastica femminile (sic), il bullismo, il lutto, la lontananza, la difficoltà di esprimere le proprie emozioni, la filosofia (quella di Giordano Bruno, ma anche la curiosità verso il mondo che caratterizza la speculazione intellettuale), l’astronomia… I temi raccolti in questo breve romanzo non sono banali e sono talmente tanti – un omaggio agli infiniti mondi teorizzati da Bruno? – che avrebbero forse meritato più spazio. Il fulcro del libro è l’intersezione tra l’esperienza di Sara e la storia del filosofo ma, nonostante la narrazione curata e ben costruita, è inevitabile un certo senso di accumulo. Sara, poi, non è certo una bambina qualunque e se la ricchezza dei suoi pensieri e sentimenti la rende un personaggio affascinante, la narrazione in prima persona è una scelta che non sempre evita una certa dissonanza tra la narratrice e il personaggio. La storia è divisa in tre parti, che alternano il punto di vista della protagonista a quello di sua sorella Livia, rispecchiando il mutismo in cui Sara si rifugia al centro della storia. Le tre parti sono a loro volta suddivise in capitoli di poche pagine e in sezioni più brevi, in una frammentazione che può incoraggiare i lettori meno autonomi ad affrontare una lettura densa di concetti e ricchissima nel lessico. Ogni capitolo, poi, è introdotto da una pagina colorata dedicata al titolo e un’ampia illustrazione di apertura che viene ripresa come cornice delle pagine successive, dando quasi l’illusione di trovarsi di fronte a una raccolta di racconti. La narrazione vera e propria è accompagnata da approfondimenti su Giordano Bruno e altri temi affrontati nel libro. Oltre alla chiarezza nella spiegazione di concetti complessi e parole inusuali e alla qualità delle illustrazioni, la grande cura anche grafica rende il libro nel complesso riuscito e accattivante, a partire dalla copertina che nasconde un segnalibro da sfilare e usare durante la lettura, elemento distintivo della collana “SegnaStoria”, dedicata alla scoperta di personaggi illustri del passato.



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