Il fantastico viaggio di Willy Morgan

Il fantastico viaggio di Willy Morgan
Willy Morgan ha tredici anni e sul dito medio della mano destra ha un callo che adora perché è il segno tangibile della sua abilità di disegnatore. Per il resto la sua esistenza non brilla granché, soprattutto a scuola, dove quattro prepotenti microcefali si divertono a smutandarlo in cortile davanti a qualche centinaio di ragazzini sghignazzanti. Certo che il suo amico immaginario, l’impavido Big Willy, identico a lui come un gemello ma con un fisico tutto muscoli, di quegli idioti attaccabrighe farebbe polpette. Da qualche tempo Big Willy sembra scomparso, ma non lo è del tutto, visto che un giorno manda un ingombrante messaggero a dar notizie di sé. Mentre Willy sta disegnando, quasi senza che se ne renda conto la sua matita traccia il profilo di un T-Rex. E all’improvviso il lucertolone preistorico si anima sul foglio. Prima gira la testa mostrandogli i denti, poi gli fa l’occhiolino. Non contento, ricompare in un altro disegno e gli rivolge la parola. È così che Willy scopre che tutti gli amici immaginari creati fin dal principio dei tempi (compreso il suo) abitano nel regno di Ulan Batok. Per rimanere vivi quando nessuno li pensa più devono bere il Succo di Arcobaleno, altrimenti svaniscono. Sfortuna vuole che l’orribile Rospo Kringutt (tremila chili di pelle bitorzoluta) sia riuscito ad ottenere quel rimedio e li ricatti con un aut aut senza scampo: obbedirgli o sparire. Contro il dittatore si è organizzato il Fronte di Resistenza Immaginaria e a guidarlo c’è proprio Big Willy, che però è stato gravemente ferito e ha bisogno che il suo inventore assuma il comando della rivolta. Il mite Willy pensa che quel compito sia decisamente troppo arduo per lui. Non sa quanto si stia sbagliando...
Nicola Brunialti è uno che di creatività la sa lunga. Come pubblicitario ha al proprio attivo molti spot famosi (fra cui la campagna del caffé bevuto in Paradiso dalla premiata coppia Bonolis-Laurenti). È tra gli autori del programma TV “Chi ha incastrato Peter Pan”, ha scritto filastrocche e libri per ragazzi. Ne Il fantastico viaggio di Willy Morgan si sbizzarrisce con un carosello di creature stravaganti: cinciquà (che al contrario dei cincillà arrivano subito appena li chiami), porcofanti, felicotteri, e altre divertenti incarnazioni di “parole macedonia”. E poi scimmie che fumano sigarette di cioccolata, vampiri succhia moccio, robot assassini, chihuahua carnivori, pupazzi di neve sputa ghiaccioli. A Ulan Batok può capitarti di incontrare la Grande Saggia Noronda Eiar che, coerente col proprio nome, al posto della testa ha una radio a valvole degli anni ‘40 montata su un fisico da Jessica Rabbit. Oppure puoi vedere Trogolo, uno scarabocchio animato, con i piedi sul petto e il naso sulla schiena, ideato da un ragazzino spagnolo che si chiamava Pablo Picasso. La dinamica è quella tradizionalmente manichea del fantasy: buoni contro cattivi e un eroe riluttante chiamato a salvare il mondo. Mondo in cui Brunialti si toglie lo sfizio di mettere tutto quello che gli passa per la testa. Lo fa con lo spirito di un bambino che si diverta a mischiare forme, vocaboli e significati, agitandoli ben bene come numeri della tombola, curioso di vedere cosa uscirà dal sacchetto. Quello che ne vien fuori somiglia a un cocktail fra le invenzioni di Lewis Carroll e l’euforica follia della Cartoonia di Robert Zemeckis. Alla fine della sua avventura Willy impara che dare una mano a un amico, sia pure immaginario, può essere un’ottima lezione di autostima. E il premio finale non è solo riuscire a mettere fuori combattimento la gang di bulli che lo tormenta, ma anche conquistare il cuore della sua “ragazzina dai capelli rossi”, che in questo caso ha i capelli biondi come il grano e gli occhi azzurri come laghetti di montagna. L’immaginazione al potere non ci è ancora arrivata, ma sa dipingere la vita di chi la possiede con tutti i colori dell’iride.

 

 

 
 
 
 
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