Il giro del cielo

Il giro del cielo
Il padre, preoccupato per l’appendicite della figlia, parla con lei, che per reazione inizia un gioco. La fanciulla è molto seria e gli chiede di guardala dritta negli occhi mentre risponde alla sua domanda, la domanda che in molti si fanno, cioè cosa ci sia al di là del cielo. Lei ha fatto un sogno e ha scoperto quello che si trova oltre lo spazio celeste. Accanto alle parole è collocato il bellissimo Ritratto di bambina che Jean Mirò dipinse nel 1919: due grandi, determinati occhi verdi fissano il lettore, le gote arrossate e la pettinatura elaborata compatta, l’abito azzurro ordinato, esili orecchini pendono dai lobi delle orecchie, dietro un sfondo scuro che mette in risalto il volto che pare uscire dalla pagina. Dall’altra parte del cielo, dice la bambina, c’è la fattoria di quando il babbo era piccolo, proprio come gliel’ha descritta. La fattoria è quella del dipinto Orto con asino (1918), illuminata dal sole dorato, con un cielo di tutte le stagioni sopra e l’asino Geremia in primo piano che chiede alla bambina come sta il padre; lei risponde di essere triste perché il babbo è preoccupato per la sua salute. La bimba vola via, dritta verso il sole, è diventata metà ape e metà persona, è La biondina al luna-park (1950)...

Il giro del cielo è un libretto di sole trentadue pagine nelle quali Daniel Pennac racconta una storia ispirata da alcuni quadri di Joan Mirò. Il risultato è un viaggio nell’arte visiva attraverso la parola, che svela sentimenti delicati e intimi, con una personale interpretazione di quadri astratti, che li rende accessibili. Cosa hanno in comune Joan Mirò e Daniel Pennac? Intanto alcuni particolari dati biografici: entrambi non hanno amato la scuola e non erano bravi in quella che poi diventerà la loro arte principale, per Joan la pittura e per Pennac la scrittura. Per entrambi ciò che ha fatto emergere il talento personale è stato l’incontro con Maestri che hanno creduto in loro, che con pazienza li hanno incoraggiati, sostenuti, educati. Da questo racconto d’immagini e parole, emerge l’affine poetica tra le loro opere, delicate, originali e oniriche. Attraverso la narrazione pulita e essenziale di Pennac, il lettore scivola con naturalezza dentro i quadri e non si perde neppure dove non esiste più la prospettiva; immerso tra personaggi irreali che sono sintesi di più forme di vita e galleggiano su sfondi carichi di colore, scopre immagini minimaliste e allo stesso tempo ricche di particolari, contrasti luminosi e illuminati. Uno splendido modo per amare e leggere l’Arte in tutte le sue espressioni.

 

 

 
 
 
 

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