Il libro del tempo - Le sette monete

Il libro del tempo - Le sette monete
Come potrebbero le notti del giovane Samuel Faulkner non essere afflitte da incubi orrendi? Da tre settimane, infatti, il padre Allan è come svanito nel nulla, puf!, volatilizzato. Per raggiungerlo non servirebbero né macchine né aerei, perché a portarlo lontano, più di quanto chiunque potrebbe immaginare, è stata l’antica magia di una pietra egizia, capace di far viaggiare lungo le strade del Tempo. Possibilità eccitantissima, certo, ma piena di pericoli. Ad esempio cadere nelle grinfie di un tiranno medievale sanguinario, quel Vlad Tepes l’Impalatore che ha ispirato, tanto era mostruoso e spietato, il personaggio di Dracula. Proprio questo, in effetti, è accaduto ad Allan Faulkner, e a Sam non resta che tentare di raggiungerlo con la sua pietra stregata, attraversando le epoche storiche fino ad atterrare in una buia, fetida prigione, nel lugubre castello di Bran…
Per uno scrittore, avere una competenza non dilettantesca della storia è un po’ come avere un cappello a cilindro magico, dal quale tirar fuori non conigli o colombe, ma affascinanti “fondali” per impiantare in un esotico Altrove temporale le vicende dei propri personaggi. Esattamente la strategia di Guillaume Prévost, nato in Madagascar nel 1964, professore associato di storia e autore – guarda caso – di gialli di ambientazione storica, nonché della trilogia per ragazzi incentrata sui concitati viaggi temporali di Sam, Il libro del tempo (Le sette monete ne è la seconda “puntata”). E non c’è dubbio che la Storia, trapiantata dai manuali scolastici ai libri d’avventure faccia tutto un altro effetto, soprattutto se mescolata a magici congegni, incantesimi e pericolosissimi avversari, senza dimenticare la giusta spolverata d’ironia. Il risultato è un’avventura fresca e garbata, forse appena un po’ ripetitiva, ma sicuramente apprezzabile.

 

 

 

 
 
 
 
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