Il libro della Shoah

Il libro della Shoah

Shoah in lingua ebraica significa “disastro, distruzione”, e “desolazione”… Non esiste una parola più adatta per indicare il sentimento che si prova di fronte all’“olocausto nell’olocausto” di cui sono stati vittime i bambini ebrei. Tuttavia, come hanno contribuito a dimostrare grandi testimonianze artistiche (dal Diario di Anna Frank al film di Benigni La vita è bella), la storia dell’infanzia vilipesa dalla ferocia nazista merita non soltanto di essere condannata ma anche (e soprattutto) raccontata. Perché si tratta di una storia corale di identità e di resistenza nel dolore e nella desolazione appunto, in grado di parlare con la stessa forza ai grandi e ai bambini di oggi. La stessa coralità che caratterizza Il libro della Shoah sulla persecuzione e lo stermino degli ebrei visti dalla parte dell'infanzia, uscito per le edizioni Sonda giusto in tempo per il Giorno della Memoria. La prima parte del volume, intitolata “Narrazioni”, è dedicata alle cosiddette “storie di vita” dei sopravvissuti. In particolare i due racconti inediti di Lia Levi e Uri Orlev che parlano di infanzie offese ma anche di forza d'animo e fantasia. Nella seconda parte, “Vissuti”, sono ricostruite, attraverso testi e immagini, due storie sui bambini nella Shoah con la presentazione e il commento di materiali inediti in Italia. Le prime due parti trovano una logica conclusione nella sezione “Laboratorio”, una strumento per ragazzi, genitori ed educatori per ripensare volume attraverso la rielaborazione dei contenuti. Il libro allora abbandona la carta patinata per una più prosaica uso mano giallina per segnalare che è arrivato il momento del “lavoro”. Ed ecco allora i suggerimenti di lettura, le schede storiche, le mappe, il glossario, le bibliografie, le filmografie…
Nel suo bel formato A4, pieno zeppo di box, fotografie, disegni, Il libro della Shoah possiede una spiccata attitudine didattica. Per caratteristiche grafiche e concezione ha l'aspetto "competente" di un bel libro di testo multidisciplinare. Raccoglie una grande varietà di materiali narrativi, storici, artistici (anche se a tratti questa sovrabbondanza costringe la grafica a soluzioni un po’ caotiche) e poi cronologie, cifre, date, fatti, bibliografie. In più, che non guasta in un libro così denso e ricco di spunti di riflessione, sfoggia un apparato iconografico di prim'ordine (Luzzati e Chagall vi bastano?). A proposito di immagini, una citazione merita la copertina di Valeria De Caterini, autrice dell'acquarello con i due uccellini poggiati sul filo spinato sullo sfondo di un cielo cupo e livido possiede un valore simbolico e un’efficacia non inferiore alla lirica della poetessa israeliana Zelda e alle intense parole di presentazione di David Grossman che occupano le due risguardie. Curiosamente, nella pagina finale dei credits ci si riferisce al libro col titolo Il Grande Libro della Shoah, con un “Grande” di troppo rispetto alla copertina. Forse in casa editrice sono stati incerti fino alla fine. Quello definitivo è più elegante ma, per una volta, la formula “grande libro” non sarebbe stata spesa a sproposito…

 

 

 

 
 
 
 
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