Il messaggero

Il messaggero
Matty era un ragazzino pestifero, intento a passare le sue giornate tra prepotenze, furti e lotte. Tutti lo conoscevano come la “Belva fra le Belve”. Questo capitolo della sua vita si è però fortunatamente concluso con l’arrivo al Villaggio, dopo che Matty ha attraversato la pericolosa e intricata Foresta. Dopo sei anni sotto la guida del Veggente, il suo vecchio mentore non vedente, il ragazzo è maturato e si è ormai perfettamente integrato nell’armoniosa società del Villaggio, dove tutti si aiutano l’un l’altro, l’invidia non esiste e il Capo garantisce libertà di parola per tutti attraverso l’Assemblea. Il ragazzo inoltre sta aspettando con impazienza l’assegnazione del suo vero nome da parte del Capo. Questo grande privilegio dovrebbe infatti prendere forma con l’appellativo di Messaggero, vista l’abilità di Matty a recapitare missive importanti anche a distanze ragguardevoli. Ed è proprio in una di queste missioni nella Foresta che il ragazzo scopre di avere un dono, il potere di guarire e rigenerare creature ferite. Insomma tutto scorre placidamente nel Villaggio fino a quando arriva in città il Mercato del Baratto a scombussolare le vite degli abitanti in maniera irreversibile. Da quando infatti tutti i cittadini scambiano i propri sentimenti più reconditi e le proprie emozioni in cambio di oggetti materiali come Macchine del Gioco o giacche di pelliccia, gli egoismi e gli egocentrismi hanno preso il sopravvento e l’armonia è scomparsa improvvisamente. Anche l’utopia dell’accoglienza per tutti è stata presto accantonata e gli abitanti hanno così deciso di chiudere la frontiera e innalzare un alto muro per impedire per sempre a tutti i rifugiati di entrare. Matty è l’unico che può attraversare indenne la Foresta che si sta facendo sempre più pericolosa e avvisare così tutti i villaggi confinanti del triste provvedimento. Il ragazzo dovrà anche riuscire a raggiungere e convincere Kira, la dolce figlia del Veggente, a seguirlo a casa da suo padre prima che sia troppo tardi…     
Il messaggero è il capitolo conclusivo della trilogia di Lois Lowry, e chiude le vicende cominciate con Il donatore e proseguite ne La rivincita. È stato recentemente annunciato anche un quarto capitolo, ma è evidente che la saga sia completa già con questo romanzo, ambientato nel 2073, ossia all’incirca otto anni dopo quanto narrato nel primo capitolo e a distanza di sei dalle vicende del secondo. L’autrice Lois Lowry ha vinto per ben due volte il prestigioso premio Newbery Medal, uno dei riconoscimenti più importanti all’interno dell’ambito della letteratura per ragazzi. Il messaggero, come del resto anche gli altri due romanzi, è però solo apparentemente riservato a un pubblico di soli ragazzi. La saga infatti è stata perfino censurata in alcune scuole degli Stati Uniti perché in essa si trovano riferimenti neanche troppo velati a tematiche scottanti come la sessualità, l’infanticidio e l’eutanasia. Il romanzo anche in questo caso ha un carattere smaccatamente distopico, ossia presenta al suo interno la descrizione di una società futuribile in cui nessuno vorrebbe vivere. In questa realtà tutto è polarizzato e i difetti delle persone sono portate all’estremo. Un romanzo profondamente metaforico quindi, che riflette sulle brutture della società odierna, nella quale le persone badano solamente all’apparenza e sacrificano i propri valori sull’altare del materialismo. Ne Il messaggero i personaggi non sono emarginati per i loro difetti fisici come accadeva nei precedenti romanzi, ma sono anzi nominati in base alle peculiarità o alle doti naturali. Il Villaggio infatti rappresenta un rifugio per tutti coloro che hanno sofferto mali indicibili nei luoghi d’origine. Ma ben presto come detto molti di loro baratteranno i propri doni in cambio di semplici oggetti, dimenticandosi così delle sofferenze passate. L’egoismo è perciò la matrice di tutti i mali per l’autrice, e questo romanzo lo evidenzia in maniera molto chiara. Un insegnamento adatto ai giovani quindi, ma anche agli adulti. Non mancano i momenti tristi e di realismo estremo, persino tagliente. Il romanzo è un mix riuscito tra le atmosfere delle fiabe dei Grimm, soprattutto nelle descrizioni minuziose delle scene di vita quotidiana del villaggio, e i film claustrofobici di M. Night Shyamalan nelle fasi più concitate. Una lettura agile e veloce di sole 200 pagine, terminabile in una serata, che però fa sognare con le sue atmosfere oniriche e nel contempo riflettere.

 

 

 

 
 
 
 
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