Il mio Kenya

Il mio Kenya
Una comitiva di ragazzi italiani sta per arrivare in Kenya a visitare una scuola locale per uno scambio culturale. Allora Sister Lucy chiede a tre suoi ragazzi, Binya, Emma Tikolo e James Kamau Ng’ang’a, di “preparare un viaggio ipotetico” nel loro paese con i posti che vorrebbero fare vedere ai loro amici wazungu. Subito Emma e James pensano a luoghi conosciuti e convenzionali, come il Monte Kenya, la dimora degli dei secondo la tradizione, o le bianche spiagge di Malindi, mentre Binya immagina un itinerario meno turistico ma più caratteristico della realtà keniota. Un viaggio, secondo Binya, non può che iniziare dai luoghi che si conoscono meglio, quelli in cui si è nati. Così lo fa partire da Nairobi, la sua città natale, ma anche la terra su cui è apparso l’uomo preistorico. Come si fa, infatti, a raccontare un paese senza raccontarne la storia? Per questo il ragazzo ci trasporta al National Museum per vedere le ossa e gli ossicini degli ominidi. E mostra poi un grande orgoglio per l’Uhruru, l’indipendenza dagli inglesi, che ha significato unire in un’unica nazione le diverse etnie del Kenya. Non si può a questo punto dimenticare Kenyatta, il primo presidente keniota, anche perché che ogni volta che si parla di lui a tavola nascono inevitabilmente liti tra il padre e il nonno di Binya, rovinando il pranzo di tutta la famiglia. Ma il Kenya è anche incantevole paesaggio: la Rift Valley, i laghi Turkana e Nakuru, montagne come il Logonot. Il safari invece si terrà al National Park di Tsavo, perché ci sono più leoni e tra i più feroci d’Africa, come racconta la leggenda dei leoni mangiatori di uomini di Tsavo, ma soprattutto, tiene a precisare Binya, perché vi lavora come guida il cugino. Il viaggio fantasticato a Binya sembra proprio bello, ma si è scordato che deve fare i conti con Emma e James...
Il mio Kenya è un calarsi nella storia e nei costumi di questo paese africano. In uno stile snello e accattivante vengono presentati da Carolina D’Angelo luoghi, tradizioni, leggende di una terra apparentemente lontana, in realtà assai più vicina alla nostra di quanto si possa immaginare. Si esce dagli stereopiti tipici con cui si guarda il Kenya, per fissare se mai l’attenzione sui veri motivi di interesse che esso ha da offrire. Il tutto corredato pagina per pagina dalle illustrazioni di Luca De Luise, che filmano visivamente il racconto, e da un glossario che non si limita a spiegare il significato di alcuni vocaboli ma dà con chiarezza e semplicità nozioni di cultura etnografica keniota. Una lettura conoscitiva e divertente al tempo stesso per l’ironia che sprigiona la voce narrante con le battute sui numeri, sul frignare delle donne, sui contrasti famigliari. Il libro, che promuove l’azione dell’associazione ONLUS giacomogiacomo, sostenitrice della costruzione della scuola secondaria di Ongata Rongai in Kenya, è un forte richiamo ai valori della fratellanza e dell’integrazione razziale, valori dei quali oggi si sente un estremo bisogno.

 

 

 
 
 
 
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