Il mondo immaginario di...

Il mondo immaginario di...

Per creare un mondo partendo (quasi) da zero, serve una domanda: “in che mondo ti piacerebbe abitare?” E serve una base di partenza, anzi, un database: una lista dettagliata di cose che attirano la nostra attenzione, libri, film, materiali, colori, odori… elementi che si possano inserire e combinare nel nuovo mondo in via di creazione. La realtà “è troppo facile da vedere”: per creare un’utopia bisogna abituarsi a visualizzare e cambiare prospettiva, serve fantasia e capacità di ricombinare, anche se non sempre le cose hanno subito un senso. E serve un po’ di aiuto, una guida che conduca alla creazione di un intero mondo, partendo da un suo angolino, un suo luogo speciale. Da questo angolino partirà una strada, da cui sia possibile cominciare a vedere il paesaggio e il tempo che fa. In un mondo immaginario, anche chi lo crea dovrebbe avere un suo posto: tu dove vivi? Ci sono altri personaggi? Il mondo, poi, potrebbe evolversi includendo anche qualcosa di segreto o di magico, invenzioni originali e, naturalmente, una Storia con dei personaggi illustri e magari una futura espansione. Poteri creativi illimitati: l’atto di creare un mondo è un atto rivoluzionario.

Keri Smith non è nuova a esperimenti creativi di questo tipo: Come diventare un esploratore del mondo, Questo non è un libro, Distruggi questo diario … Sono tutti libri “interattivi” in un senso decisamente poco tecnologico e molto artigianale: carta, matita, cartone eventualmente colori, colla, molte parole e tantissima immaginazione. Un gioco alla portata di tutti, a patto di avere curiosità e fantasia (indipendentemente dall’età). Mettere nelle mani del lettore la creazione artistica e renderlo protagonista pagina dopo pagina è una scommessa interessante, e se funzioni può dirlo solo l’inventore del mondo immaginario, a libro finito e a mondo creato. L’associazione arte-bambini-esperienza, però, sembra funzionare da sempre per l’editore Corraini, che raccoglie fino ad oggi l’eredità di Bruno Munari. Anche in questo caso, un libro scrivibile e trasformabile, con poco colore e molte idee, concetti anche complessi nelle parti non strettamente attive e esercizi di progettazione, permetterà a quei ragazzi e bambini molto più abituati di un tempo a giocare per conto proprio e a perdersi in lunghe fantasticherie, ossessionati da invenzioni, storie e, appunto, mondi immaginari, di dare una struttura e un’articolazione alle loro utopie, eventualmente coinvolgendo anche grandi ormai molto meno fantasiosi.

 

 

 
 
 
 

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